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Opere d’arte donate al Comune nel ricordo dei profughi friulani
SAN MINIATO. Sono passati cento anni dalla disfatta di Caporetto, paese friulano dove avvenne una delle più dure sconfitte subite dall’Italia durante la Prima Guerra Mondiale: siamo nell’ottobre del...
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SAN MINIATO. Sono passati cento anni dalla disfatta di Caporetto, paese friulano dove avvenne una delle più dure sconfitte subite dall’Italia durante la Prima Guerra Mondiale: siamo nell’ottobre del 1917 e le truppe austro-ungariche e tedesche hanno sfondato le linee nemiche. Gli austriaci sono ormai alle porte della città friulana di Udine, e per questo molti abitanti scelgono di fuggire, timorosi di un nemico affamato e assetato di vendetta nei confronti degli italiani, accusati di tradimento a causa dell’entrata in guerra contro gli Imperi Centrali. Tra gli oltre 300. 000 profughi partiti da Udine, c’è anche un impiegato del Comune: si chiama Vittorio Sutto e, come tutti coloro che sono fuggiti, deve affrontare il problema di trovare un rifugio. Molti giungono in Toscana, dove sono accolti da un popolo che, benché povero, si dimostra generoso nei confronti dei propri compatrioti: così anche questo impiegato musicista trova ospitalità a San Miniato al Tedesco. Qui, in via Ferrucci, abita la famiglia Barnini: i due coniugi, Egidio ed Elisa, hanno una bellissima figlia di nome Corinna, che farà innamorare il profugo friulano appena accolto nel paese arroccato tra i colli toscani. La storia d’amore, nata dalla guerra, si corona nella Chiesa di Santa Caterina a San Miniato, anche se i legami con il Friuli non sono andati perduti. I due, infatti, si trasferiscono a Udine, ma Corinna rimarrà sempre sanminiatese, coltivando, oltre all’affetto per il suo paese, una calda amicizia con la cugina, maestra a San Miniato di decine di generazioni. Questa è solo una delle storie che ha coinvolto numerose famiglie friulane, partite senza nulla a causa della guerra e che hanno trovato rifugio nei vari centri della Toscana, dimostratisi luoghi di accoglienza e di apertura.
Negli anni scorsi l’udinese Vito Sutto, docente di scuola media superiore, critico d’arte e nipote dell’impiegato profugo, si è recato a San Miniato con un’opera d’arte, piccolo dono di riconoscenza per quel nonno accolto tanti anni prima. Quest’anno, per sua stessa iniziativa, il professor Sutto ha coinvolto l’artista friulano Marino Salvador, il quale, in memoria di quei profughi partiti cento anni fa, ha donato nove serigrafie al Comune di San Miniato, che verranno consegnate prossimamente, affinché il rapporto di amicizia tra Friuli e Toscana continui. Inoltre, Sutto e Salvador, dopo la consegna delle opere, auspicano una mostra e un momento di incontro per ricordare una storia di pace e di solidarietà nella tempesta della guerra.
Sara Venchiarutti
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Negli anni scorsi l’udinese Vito Sutto, docente di scuola media superiore, critico d’arte e nipote dell’impiegato profugo, si è recato a San Miniato con un’opera d’arte, piccolo dono di riconoscenza per quel nonno accolto tanti anni prima. Quest’anno, per sua stessa iniziativa, il professor Sutto ha coinvolto l’artista friulano Marino Salvador, il quale, in memoria di quei profughi partiti cento anni fa, ha donato nove serigrafie al Comune di San Miniato, che verranno consegnate prossimamente, affinché il rapporto di amicizia tra Friuli e Toscana continui. Inoltre, Sutto e Salvador, dopo la consegna delle opere, auspicano una mostra e un momento di incontro per ricordare una storia di pace e di solidarietà nella tempesta della guerra.
Sara Venchiarutti
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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