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Carismi, i soci eleggono Divo Gronchi presidente

Carismi, i soci eleggono Divo Gronchi presidente

Il sindaco Gabbanini si astiene: «Importante far rimanere il nome di San Miniato» Il cda ha scelto il direttore generale: Massimo Cerbai, dal 1997 in Cariparma

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SAN MINIATO. Timori e speranze si sono intrecciate ieri nella giornata decisiva per le sorti della Cassa di Risparmio di San Miniato, entrata a dicembre nel Gruppo Bancario Crédit Agricole Italia insieme a Cassa di Cesena e Cassa di Rimini. L’assemblea degli azionisti ha eletto il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale. Esce di scena il commercialista Alessandro Bandini e il nuovo presidente è Divo Gronchi, finora amministratore delegato. Insieme a lui – originario di Montopoli Valdarno, già manager di Monte dei Paschi, Banca Popolare di Vicenza e Banca Popolare Italiana – c’è un cda di volti nuovi, a cominciare dal vice presidente Olivier Guilhamon e dai consiglieri Roberto Ghisellini, Vittorio Ratto, Jean-Philippe Laval, Lamberto Frescobaldi e Antonella Cappiello. I primi tre sono manager del Gruppo Crédit Agricole, Frescobaldi è un imprenditore, Cappiello una docente universitaria. Il presidente del collegio sindacale è Marco Ziliotti, con Francesca Pasqualin e Mario (Maurizio) Ferrucci sindaci effettivi, mentre Roberto Perlini e Germano Montanari sono supplenti. Il consiglio di amministrazione ha nominato il toscano Massimo Cerbai (dal 1997 in Cariparma) direttore generale. Alberto Silvano Piacentini, invece, lascia la carica di direttore generale di Carismi per ricoprire un incarico di responsabilità all’interno del Gruppo.

L’astensione del sindaco. Su circa soci presenti, tra gli astenuti alla votazione il sindaco di San Miniato, Vittorio Gabbanini (Pd). «A lungo abbiamo creduto nel mantenimento dell’autonomia della Banca; la Fondazione si è fortemente impegnata in tale direzione. Ora è giunto il momento di guardare avanti senza sterili recriminazioni – ha detto il primo cittadino – Ci auguriamo con forza che sia ben affrontata la questione occupazionale. Basti soltanto pensare alle ricadute che un mutato assetto del personale potrebbe avere su San Miniato. Da qui il problema delle filiali, a partire dalla consapevolezza di quanto gli sportelli Carismi abbiano rappresentato un presidio. Chiediamo che si faccia di tutto perché questi siano mantenuti. Da qui l’importanza di far rimanere il nome “San Miniato”, non una questione puramente formale, al contrario sostanziale, come volontà esplicita di mantenere forte il legame col territorio e con le sue aziende. Rimane poi la complessità di gestione del vasto patrimonio di immobili, molti dei quali ospitano servizi irrinunciabili per l’intera comunità».

La strategia. Il piano industriale della Cassa di Risparmio di San Miniato prevede nuovi finanziamenti all’economia pari a circa un miliardo di euro nell’arco del triennio 2018-2020, con una crescita media del 10% circa, superiore alle stime di mercato che prevedono un incremento medio degli impieghi nell’intervallo 1-1,5%. Il piano – si legge in una nota – «prevede importanti investimenti da parte del Gruppo per lo stesso triennio 2018-2020 per lo sviluppo di nuovi modelli di filiale, nuovi prodotti e l’adozione dei sistemi informativi del Gruppo. Si stima che gli investimenti e i volumi di credito erogati sul territorio si traducano in una crescita dei clienti del 10% nell’arco dei tre anni». (n.d.m.; l.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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