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Medico lascia Staffoli: non riesco a pagare l’affitto di 2 ambulatori
STAFFOLI. Quell’avviso, comparso pochi giorni fa sull’ingresso dell’ambulatorio in via Pinete, ha messo in allarme molti degli abitanti di Staffoli. Dal 1° gennaio, infatti, la dottoressa Silvia...
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STAFFOLI. Quell’avviso, comparso pochi giorni fa sull’ingresso dell’ambulatorio in via Pinete, ha messo in allarme molti degli abitanti di Staffoli.
Dal 1° gennaio, infatti, la dottoressa Silvia Ghisu ha deciso di dire addio (con l’unica eccezione del giovedì mattina) all’ambulatorio ubicato nella frazione, dove fino ad ora si era divisa con la collega Maria Cristina Mariotti. Da questa settimana, in pratica, la dottoressa ha trasferito quasi interamente la propria attività a Santa Croce. Da qui le preoccupazioni, in una frazione di circa 2mila abitanti che di colpo si trova con un solo medico a disposizione nei locali di via Pinete.
«Per noi di Staffoli – dice un’abitante del paese – dover andare a Santa Croce per una visita o anche solo per una ricetta è un problema. Per non parlare delle persone anziane. Bisogna che l’Asl intervenga, perché non è possibile che la scelta di un medico crei questi disagi». In realtà, dagli uffici dell’Asl ci spiegano che la scelta è del tutto legittima, «perché entro i confini del territorio comunale convenzionato, i medici di famiglia hanno facoltà di organizzarsi come credono».
Ad aggravare la situazione di Santa Croce, però, è anche il ritardo nella nomina di un nuovo medico che dovrà prendere il posto del dottor Giorgio Bosco, in pensione ormai da alcuni mesi, il cui sostituto non arriverà prima di marzo.
«È brutto dirlo – spiega al telefono la dottoressa Ghisu – ma la mia scelta è dettata essenzialmente da ragioni economiche: non riuscivo più a sostenere i costi di 2 affitti e di 3 dipendenti, quindi ho dovuto privilegiare l’ambulatorio di Santa Croce. Detto questo resto comunque a disposizione dei miei pazienti di Staffoli. Per le persone che hanno difficoltà di deambulazione c’è l’assistenza programmata a domicilio: chi non ce l’ha, basta che mi chiami, il mio cellulare è sempre acceso anche nei giorni festivi. Per il futuro sono disponibile a collaborare con il nuovo medico, anche se i pazienti restano comunque liberi di scegliere». (g. p.)
Dal 1° gennaio, infatti, la dottoressa Silvia Ghisu ha deciso di dire addio (con l’unica eccezione del giovedì mattina) all’ambulatorio ubicato nella frazione, dove fino ad ora si era divisa con la collega Maria Cristina Mariotti. Da questa settimana, in pratica, la dottoressa ha trasferito quasi interamente la propria attività a Santa Croce. Da qui le preoccupazioni, in una frazione di circa 2mila abitanti che di colpo si trova con un solo medico a disposizione nei locali di via Pinete.
«Per noi di Staffoli – dice un’abitante del paese – dover andare a Santa Croce per una visita o anche solo per una ricetta è un problema. Per non parlare delle persone anziane. Bisogna che l’Asl intervenga, perché non è possibile che la scelta di un medico crei questi disagi». In realtà, dagli uffici dell’Asl ci spiegano che la scelta è del tutto legittima, «perché entro i confini del territorio comunale convenzionato, i medici di famiglia hanno facoltà di organizzarsi come credono».
Ad aggravare la situazione di Santa Croce, però, è anche il ritardo nella nomina di un nuovo medico che dovrà prendere il posto del dottor Giorgio Bosco, in pensione ormai da alcuni mesi, il cui sostituto non arriverà prima di marzo.
«È brutto dirlo – spiega al telefono la dottoressa Ghisu – ma la mia scelta è dettata essenzialmente da ragioni economiche: non riuscivo più a sostenere i costi di 2 affitti e di 3 dipendenti, quindi ho dovuto privilegiare l’ambulatorio di Santa Croce. Detto questo resto comunque a disposizione dei miei pazienti di Staffoli. Per le persone che hanno difficoltà di deambulazione c’è l’assistenza programmata a domicilio: chi non ce l’ha, basta che mi chiami, il mio cellulare è sempre acceso anche nei giorni festivi. Per il futuro sono disponibile a collaborare con il nuovo medico, anche se i pazienti restano comunque liberi di scegliere». (g. p.)
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