Italia
La denuncia di Freggia
«I ragazzi non parlano di bullismo con le insegnanti»
CASCINA. Nuova tegola sui progetti nelle scuole di Cascina, ancora una volta alle medie inferiori di Navacchio. A lanciare l'allarme questa volta è la cooperativa Paim per bocca del suo stesso patron,...
2 MINUTI DI LETTURA
CASCINA. Nuova tegola sui progetti nelle scuole di Cascina, ancora una volta alle medie inferiori di Navacchio. A lanciare l'allarme questa volta è la cooperativa Paim per bocca del suo stesso patron, Giancarlo Freggia, parlando di un progetto, dal titolo “Fair Play”, che nei giorni scorsi sarebbe stato oggetto di una “osservazione speciale” da parte della scuola.
«Doveva essere portato avanti in assenza dei professori e invece la scuola ha voluto entrare in classe - raccontano dalla cooperativa -– Solo che così diventa difficile parlare di bullismo». Un progetto per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo che viene portato in giro in diverse scuole della provincia, ideato e realizzato da docenti universitari e da un gruppo di esperti in materia, finanziato dalla stessa Paim, dalla Società della salute di Pisa e dalla Regione Toscana, coordinato da una psicologa esperta in materia di violenza tra minori e che vede, infine, il coinvolgimento di specializzandi dell’Università di Pisa. «Un progetto che necessita di un lavoro preparatorio con i ragazzi affinché si aprano e decidano di parlare di argomenti difficili - spiega Freggia - Peccato che questo ci sia stato impedito: alla psicologa per la prima volta da quando è iniziato il progetto, è stata imposta la compresenza in classe di un insegnante, molto probabilmente con il solo fine di ascoltare e valutare cosa venisse detto. Una presenza imbarazzata, molto probabilmente obbligata dalla scuola, vittima di un clima da caccia alle streghe. La psicologa mi ha riferito che proprio in quella scuola, negli incontri precedenti, alcuni ragazzi avevano accennato ad atti di bullismo, oggi con la presenza dell’insegnante, nessun ragazzo ha parlato del problema».
Nilo Di Modica
«Doveva essere portato avanti in assenza dei professori e invece la scuola ha voluto entrare in classe - raccontano dalla cooperativa -– Solo che così diventa difficile parlare di bullismo». Un progetto per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo che viene portato in giro in diverse scuole della provincia, ideato e realizzato da docenti universitari e da un gruppo di esperti in materia, finanziato dalla stessa Paim, dalla Società della salute di Pisa e dalla Regione Toscana, coordinato da una psicologa esperta in materia di violenza tra minori e che vede, infine, il coinvolgimento di specializzandi dell’Università di Pisa. «Un progetto che necessita di un lavoro preparatorio con i ragazzi affinché si aprano e decidano di parlare di argomenti difficili - spiega Freggia - Peccato che questo ci sia stato impedito: alla psicologa per la prima volta da quando è iniziato il progetto, è stata imposta la compresenza in classe di un insegnante, molto probabilmente con il solo fine di ascoltare e valutare cosa venisse detto. Una presenza imbarazzata, molto probabilmente obbligata dalla scuola, vittima di un clima da caccia alle streghe. La psicologa mi ha riferito che proprio in quella scuola, negli incontri precedenti, alcuni ragazzi avevano accennato ad atti di bullismo, oggi con la presenza dell’insegnante, nessun ragazzo ha parlato del problema».
Nilo Di Modica
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google