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Carismi: i conciatori «Crédit Agricole avrà concorrenza»
SAN MINIATO. «Quello che non manca nel comprensorio del Cuoio è il credito». È lapidario il presidente dell’Associazione conciatori di Santa Croce sull’Arno, Alessandro Francioni, iniziando a...
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SAN MINIATO. «Quello che non manca nel comprensorio del Cuoio è il credito». È lapidario il presidente dell’Associazione conciatori di Santa Croce sull’Arno, Alessandro Francioni, iniziando a commentare l’acquisizione della Cassa di risparmio di San Miniato da parte di Crédit Agricole Cariparma.
Un cambiamento epocale che, a guardar bene, da queste parti si avverte relativamente, considerato che nel distretto conciario sono presenti tantissimi istituti di credito che “fanno a gara” a concedere prestiti o mutui alle imprese conciarie. «Ovviamente si contendono le aziende che sono più robuste e offrono le migliori garanzie di restituire il denaro – aggiunge Francioni – Ma è vero che non abbiamo sofferto granché la crisi della Cassa di risparmio di San Miniato. Ed è altrettanto evidente che Creédit Agricole troverà una concorrenza spietata. Semmai, dell’arrivo dei francesi risentirà chi è sempre stato legato a doppio filo, quasi esclusivamente, con Carismi. Penso ai contoterzisti o alle aziende più piccole del settore conciario. Ma anche alle associazioni di volontariato del territorio che hanno ricevuto tanti contributi dalla Fondazione della banca. Tutto questo oggi rischia seriamente di sparire».
Un pensiero condiviso da Michele Matteoli, presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola: «Credo che non abbiamo ancora compreso a fondo quanto abbiamo perso con il passaggio della Cassa di risparmio di San Miniato ai francesi. Mi riferisco ai livelli occupazionali della banca sul nostro territorio che, fatalmente, non saranno più quelli di una volta. Tra poco usciranno più di cento dipendenti dell’istituto di credito per i prepensionamenti, lavoratori che non saranno rimpiazzati. Poi penso alle associazioni di volontariato che probabilmente non potranno più contare sul sostegno della Fondazione. Ma penso anche a quello che ha rappresentato in termini d’immagine per San Miniato avere una banca propria, indipendente e importante».
Secondo Matteoli c’è anche un risvolto negativo per i conciatori: «Prima potevamo avere un filo diretto con i vertici della banca, c’era conoscenza diretta del nostro comparto tra chi prendeva le decisioni. Ora le strategie saranno fatte lontano da San Miniato e questo può rappresentare un problema per noi imprenditori». Comunque, c’è anche un filo di speranza nel presidente del Consorzio: «Vedremo come si muoveranno quelli di Crédit Agricole. Spero che abbiano l’intenzione di confrontarsi direttamente con il nostro settore. E, a oggi, sotto questo punto di vista non so davvero cosa aspettarmi. È sicuro che il comparto pelle e cuoio può essere un riferimento importante anche per lo sviluppo della banca».
Pure Francioni auspica un incontro: «Abbiamo già ricevuto richieste di incontri. Ma credo che sarà opportuno un confronto diretto con i nostri rappresentanti». (a. q.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Un cambiamento epocale che, a guardar bene, da queste parti si avverte relativamente, considerato che nel distretto conciario sono presenti tantissimi istituti di credito che “fanno a gara” a concedere prestiti o mutui alle imprese conciarie. «Ovviamente si contendono le aziende che sono più robuste e offrono le migliori garanzie di restituire il denaro – aggiunge Francioni – Ma è vero che non abbiamo sofferto granché la crisi della Cassa di risparmio di San Miniato. Ed è altrettanto evidente che Creédit Agricole troverà una concorrenza spietata. Semmai, dell’arrivo dei francesi risentirà chi è sempre stato legato a doppio filo, quasi esclusivamente, con Carismi. Penso ai contoterzisti o alle aziende più piccole del settore conciario. Ma anche alle associazioni di volontariato del territorio che hanno ricevuto tanti contributi dalla Fondazione della banca. Tutto questo oggi rischia seriamente di sparire».
Un pensiero condiviso da Michele Matteoli, presidente del Consorzio Conciatori di Ponte a Egola: «Credo che non abbiamo ancora compreso a fondo quanto abbiamo perso con il passaggio della Cassa di risparmio di San Miniato ai francesi. Mi riferisco ai livelli occupazionali della banca sul nostro territorio che, fatalmente, non saranno più quelli di una volta. Tra poco usciranno più di cento dipendenti dell’istituto di credito per i prepensionamenti, lavoratori che non saranno rimpiazzati. Poi penso alle associazioni di volontariato che probabilmente non potranno più contare sul sostegno della Fondazione. Ma penso anche a quello che ha rappresentato in termini d’immagine per San Miniato avere una banca propria, indipendente e importante».
Secondo Matteoli c’è anche un risvolto negativo per i conciatori: «Prima potevamo avere un filo diretto con i vertici della banca, c’era conoscenza diretta del nostro comparto tra chi prendeva le decisioni. Ora le strategie saranno fatte lontano da San Miniato e questo può rappresentare un problema per noi imprenditori». Comunque, c’è anche un filo di speranza nel presidente del Consorzio: «Vedremo come si muoveranno quelli di Crédit Agricole. Spero che abbiano l’intenzione di confrontarsi direttamente con il nostro settore. E, a oggi, sotto questo punto di vista non so davvero cosa aspettarmi. È sicuro che il comparto pelle e cuoio può essere un riferimento importante anche per lo sviluppo della banca».
Pure Francioni auspica un incontro: «Abbiamo già ricevuto richieste di incontri. Ma credo che sarà opportuno un confronto diretto con i nostri rappresentanti». (a. q.)
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