Italia
Le macerie del Chiesino lasciano il Castellare
Ora tutto è pronto per la ricostruzione: sarà un Natale all’insegna della speranza di inaugurare quanto prima l’edificio religioso distrutto da un’esplosione
SAN GIOVANNI ALLA VENA. I “ragazzi” del Comitato Castellare in questi giorni si sono dati da fare per posizionare una luminosa stella di Natale sul monte dove prima sorgeva il chiesino andato distrutto, la scorsa primavera, in seguito ad un’esplosione. Una piccola soddisfazione, una luce su un luogo che resta per tanti un punto di riferimento. Ma la vera soddisfazione è arrivata ieri mattina. Finalmente le ruspe sono entrate in azione per rimuovere le macerie. Un primo passo importante e necessario per poter pensare alla ricostruzione vera e propria.
A San Giovanni alla Vena e in tutto il territorio comunale tutti aspettavano da tempo questo momento. E ora che il maltempo ha concesso un giorno di tregua l’impresa edile si è messa al lavoro. Per rimuovere i resti della chiesa andata distrutta nell’incidente causato da una fuga di gas saranno necessari almeno due o tre giorni. Poi il cantiere si potrà mettere in moto a pieno regime.
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Il parroco di San Giovanni alla Vena, don Paolo Manzin, nei giorni scorsi, aveva ipotizzato anche già una possibile occasione di inaugurazione del chiesino.
«Sarebbe bello poterlo inaugurare celebrando la Festa di Santa Croce, il 14 settembre 2018, ma non so se sarà possibile, i passaggi burocratici tra Soprintendenza e Curia sono ancora molti», aveva detto. È stato assicurato che il chiesino sarà uguale all’originale. E che la consueta festa di primavera, con le celebrazioni di Santa Croce di inizio maggio, sarà organizzata come se il chiesino fosse ancora in piedi.
Se tutto andrà bene – queste sono le intenzioni della Curia – il piano di ricostruzione potrà partire a breve. Finora la burocrazia, come spesso succede, ha rallentato molto i tempi della ricostruzione.
Ma i cittadini e i rappresentanti del Comitato Castellare non mollano la presa, seguono con interesse tutti gli aspetti del progetto. Il loro scopo, come hanno più volte ricordato in questi mesi, è quello di restituire il prima possibile l’edificio religioso alla collettività.
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