Geotermia, nell’indotto arrivano licenziamenti
Le testimonianze degli imprenditori davanti al calo di commesse di Enel Granchi: si rischia il ritorno alla pastorizia. Bellavia (Edilcoi): a casa 4 dipendenti
2 MINUTI DI LETTURA
POMARANCE. La crisi morde e le previsioni per il 2018 sono pessime per la Valdicecina. In primo luogo per quella che dipende dalla geotermia e dagli investimenti in manutenzione di Enel Green Power. Ma, a cascata, è tutto il territorio a risentirne. E, in questo caso, non solo discorsi di sindaci o assessori. Ma direttamente di imprenditori costretti a mettere a casa personale, davanti ai cali di fatturato già tangibili. Granchi, Galletti ed Edicoi sono solo alcuni esempi di quanto sarà duro il 2018 dal punto di vista dell’occupazione.
«Il rischio è che si torni alla pastorizia – lancia l’allarme Vittorio Granchi di Pomarance, la cui azienda tra l’altro realizza strade, piazzole e sistema frane e terreni vari per le centrali di Enel – Lo sto dicendo da anni, ma ora siamo arrivati alle porte coi sassi. Ho circa cento dipendenti e, per fortuna, ho la forza di trovare fatturato fuori dai confini della Valdicecina, territorio da cui ricavo il 40% del fatturato. Dobbiamo fare ancora una valutazione definitiva, ma in base ai conti e agli eventuali appalti che abbiamo in ballo, il rischio di dover mettere a casa tra le venti e le venticinque persone è reale».
Il problema è che Enel sta diminuendo i propri investimenti sul territorio, perché non ha nuove centrali geotermiche da costruire, alla luce dello stallo sul fronte delle concessioni in cui è piombata la Toscana. Con effetti devastanti per le piccole e medie imprese che compongono l’indotto della geotermia. Edilcoi di Pomarance, per esempio, ha già cominciato a licenziare. «Eravamo tredici, ora siamo rimasti in nove – dice il titolare, Giuseppe Bellavia che per Enel realizza opere di coibentazione – Spero proprio di fermarmi, ma le prospettive sono pessime. Da tre anni a questa parte abbiamo visto un calo di commesse del cinquanta per cento, rispetto al lavoro che svolgevamo per Enel. E questi sono segnali preoccupanti».
Un quadro desolante che Roberto Galletti, anche lui dell’omonima ditta di Pomarance che per Enel prepara le piazzole per le esplorazioni, oltre ad altre lavorazioni, cerca di aggirare andando a trovare commesse lontano dalla Valdicecina: «Per ora non licenziamo nessuno, ma i nostri dipendenti dovranno accettare di lavorare fuori. Milano, Firenze o all’estero sono possibilità per chi come noi vede dimezzato il fatturato derivante da appalti di Enel. Non c’è rimedio a questa situazione, se non quello di guardare altrove» (a.q.)
«Il rischio è che si torni alla pastorizia – lancia l’allarme Vittorio Granchi di Pomarance, la cui azienda tra l’altro realizza strade, piazzole e sistema frane e terreni vari per le centrali di Enel – Lo sto dicendo da anni, ma ora siamo arrivati alle porte coi sassi. Ho circa cento dipendenti e, per fortuna, ho la forza di trovare fatturato fuori dai confini della Valdicecina, territorio da cui ricavo il 40% del fatturato. Dobbiamo fare ancora una valutazione definitiva, ma in base ai conti e agli eventuali appalti che abbiamo in ballo, il rischio di dover mettere a casa tra le venti e le venticinque persone è reale».
Il problema è che Enel sta diminuendo i propri investimenti sul territorio, perché non ha nuove centrali geotermiche da costruire, alla luce dello stallo sul fronte delle concessioni in cui è piombata la Toscana. Con effetti devastanti per le piccole e medie imprese che compongono l’indotto della geotermia. Edilcoi di Pomarance, per esempio, ha già cominciato a licenziare. «Eravamo tredici, ora siamo rimasti in nove – dice il titolare, Giuseppe Bellavia che per Enel realizza opere di coibentazione – Spero proprio di fermarmi, ma le prospettive sono pessime. Da tre anni a questa parte abbiamo visto un calo di commesse del cinquanta per cento, rispetto al lavoro che svolgevamo per Enel. E questi sono segnali preoccupanti».
Un quadro desolante che Roberto Galletti, anche lui dell’omonima ditta di Pomarance che per Enel prepara le piazzole per le esplorazioni, oltre ad altre lavorazioni, cerca di aggirare andando a trovare commesse lontano dalla Valdicecina: «Per ora non licenziamo nessuno, ma i nostri dipendenti dovranno accettare di lavorare fuori. Milano, Firenze o all’estero sono possibilità per chi come noi vede dimezzato il fatturato derivante da appalti di Enel. Non c’è rimedio a questa situazione, se non quello di guardare altrove» (a.q.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
