MI PIACEREBBE ESSER RICORDATA PER LA LEGGE DEGLI ANGELI
Quella che segue è l’intervista che il 7 settembre 2014 Rossella Cionini rilasciò al collega Emilio Chiorazzo, allora caposervizio della redazione di Pontedera del Tirreno. La riproponiamo perché...
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Quella che segue è l’intervista che il 7 settembre 2014 Rossella Cionini rilasciò al collega Emilio Chiorazzo, allora caposervizio della redazione di Pontedera del Tirreno. La riproponiamo perché molto significativa e capace di suscitare emozioni.
«Se deve portare il nome di qualcuno, come avviene spesso in Italia per le leggi, allora vorrei che fosse conosciuta come la “legge degli Angeli”». Rossella Cionini ci tiene a sottolineare il suo riconoscimento ai colleghi di lavoro. La sua storia, che abbiamo raccontato all'inizio di maggio, è stato il trampolino di lancio per un disegno di legge che permette di donare le proprie ferie a un collega che le ha terminate e ha necessità di usufruirne per motivi di salute.
Perché la legge degli Angeli?
«Credo negli angeli custodi. E, nel mio caso, i miei colleghi hanno agito come angeli custodi, dando a me una parte delle loro giornate di ferie, per permettere di curarmi».
Le piacerebbe che il riconoscimento fosse rivolto a loro?
«Sarei molto contenta se la gente pensasse che questo è nato da un gesto che hanno fatto gli autisti degli autobus. Quelli che ogni giorno vengono maltrattati, a volte anche offesi. Invece mi piacerebbe che passasse questo messaggio: dalla nostra categoria è nata un'idea che adesso può fare del bene anche ad altri».
Già, ma la sua storia è stata quella che ha ispirato i nostri parlamentari ad inserire un emendamento nel “Jobs act”, in modo che questa iniziativa diventasse legge.
«La mia è solo una delle tante storie che si sono avvicendate all'interno della nostra azienda. Altre persone, prima di me, hanno potuto usufruire di queste donazioni, arrivate da colleghi: io sarò la ventesima, forse anche di più. Io, alla fine ci ho messo la mia brutta storia di salute. E quella storia è diventata pubblica nel momento in cui si discuteva della legge sul lavoro e ha incontrato la sensibilità di politici che ne hanno voluto fare un tema nazionale».
Però, se quell'emendamento diventerà legge, alla fine si porterà dietro, comunque, il suo nome, la sua storia.
«Diciamo che ogni volta che una persona ne avrà bisogno, anche se mi auguro che questo non avvenga spesso, per ottenere più tempo a disposizione per curarsi, mi farà piacere essere ricordata per questo: per aver smosso qualcosa che ha portato a un risultato utile alla comunità».
Quando ha saputo che, intorno alla sua esigenza di maggiori permessi per curarsi, c'era l'interesse della politica?
«Nel maggio scorso, poco dopo che avevate pubblicato la mia storia. Alcuni politici avevano contattato la mia azienda, chiesto informazioni su come funzionava il sistema che da un bel po' di tempo avevamo adottato. Un bel segno di solidarietà».
E, invece, quand'è che ha saputo che la vicenda aveva fatto grandi passi in avanti, arrivando fino al Senato?
«Da pochi giorni. Il mio direttore mi ha detto che aveva ricevuto una chiamata da una tv nazionale. Lo avevano intervistato su questa vicenda».
Ora affronterà il percorso di guarigione con maggiore tranquillità?
«Sono consapevole che, se avessi ancora bisogno di attingere al monte ore dei miei colleghi per curarmi, non avrei alcun problema: abbiamo dimostrato che sul fronte della solidarietà, all'interno della nostra azienda, non abbiamo da temere la concorrenza di nessuno».
«Se deve portare il nome di qualcuno, come avviene spesso in Italia per le leggi, allora vorrei che fosse conosciuta come la “legge degli Angeli”». Rossella Cionini ci tiene a sottolineare il suo riconoscimento ai colleghi di lavoro. La sua storia, che abbiamo raccontato all'inizio di maggio, è stato il trampolino di lancio per un disegno di legge che permette di donare le proprie ferie a un collega che le ha terminate e ha necessità di usufruirne per motivi di salute.
Perché la legge degli Angeli?
«Credo negli angeli custodi. E, nel mio caso, i miei colleghi hanno agito come angeli custodi, dando a me una parte delle loro giornate di ferie, per permettere di curarmi».
Le piacerebbe che il riconoscimento fosse rivolto a loro?
«Sarei molto contenta se la gente pensasse che questo è nato da un gesto che hanno fatto gli autisti degli autobus. Quelli che ogni giorno vengono maltrattati, a volte anche offesi. Invece mi piacerebbe che passasse questo messaggio: dalla nostra categoria è nata un'idea che adesso può fare del bene anche ad altri».
Già, ma la sua storia è stata quella che ha ispirato i nostri parlamentari ad inserire un emendamento nel “Jobs act”, in modo che questa iniziativa diventasse legge.
«La mia è solo una delle tante storie che si sono avvicendate all'interno della nostra azienda. Altre persone, prima di me, hanno potuto usufruire di queste donazioni, arrivate da colleghi: io sarò la ventesima, forse anche di più. Io, alla fine ci ho messo la mia brutta storia di salute. E quella storia è diventata pubblica nel momento in cui si discuteva della legge sul lavoro e ha incontrato la sensibilità di politici che ne hanno voluto fare un tema nazionale».
Però, se quell'emendamento diventerà legge, alla fine si porterà dietro, comunque, il suo nome, la sua storia.
«Diciamo che ogni volta che una persona ne avrà bisogno, anche se mi auguro che questo non avvenga spesso, per ottenere più tempo a disposizione per curarsi, mi farà piacere essere ricordata per questo: per aver smosso qualcosa che ha portato a un risultato utile alla comunità».
Quando ha saputo che, intorno alla sua esigenza di maggiori permessi per curarsi, c'era l'interesse della politica?
«Nel maggio scorso, poco dopo che avevate pubblicato la mia storia. Alcuni politici avevano contattato la mia azienda, chiesto informazioni su come funzionava il sistema che da un bel po' di tempo avevamo adottato. Un bel segno di solidarietà».
E, invece, quand'è che ha saputo che la vicenda aveva fatto grandi passi in avanti, arrivando fino al Senato?
«Da pochi giorni. Il mio direttore mi ha detto che aveva ricevuto una chiamata da una tv nazionale. Lo avevano intervistato su questa vicenda».
Ora affronterà il percorso di guarigione con maggiore tranquillità?
«Sono consapevole che, se avessi ancora bisogno di attingere al monte ore dei miei colleghi per curarmi, non avrei alcun problema: abbiamo dimostrato che sul fronte della solidarietà, all'interno della nostra azienda, non abbiamo da temere la concorrenza di nessuno».
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