Italia
Tmm, nuova fumata nera dall’incontro in Provincia
Nessun passo avanti nella trattativa per salvare l’azienda e 85 posti di lavoro L’interesse di alcuni imprenditori non s’è ancora trasformato in proposta
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PONTEDERA. Si è concluso ancora una volta con un nulla di fatto il faccia a faccia tra sindacati, rappresentanti istituzionali e il liquidatore della Tmm Roberto Dell’Omodarme. A Pochi giorni dalla scadenza dell’iter di liquidazione avviato lo scorso agosto dalla controllante Csl di Torino e della procedura di licenziamento collettivo per 85 operai, non c’è ancora una soluzione per il sito industriale che produce marmitte per moto e scooter. O meglio, sul tavolo della trattativa non è ancora arrivata una proposta di acquisto da parte di imprenditori o gruppi industriali che potrebbe riaprire i cancelli, “blindati” con catene e lucchetti, della fabbrica di viale Africa.
È quanto emerso ieri mattina negli ex uffici per il lavoro della Provincia, dove i rappresentanti di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno incontrato i funzionari regionali e il liquidatore della società dell’indotto Piaggio per fare il punto sulla vertenza, dalla sede sindacale passata a quella istituzionale. Un incontro interlocutorio in cui Dell’Omodarme ha ribadito l’interesse mostrato da più di un imprenditore che però non si è ancora concretizzato in un’offerta per rilevare lo stabilimento e salvare gli oltre ottanta operai. Un gruppo italiano, in particolare, avrebbe mostrato un particolare interesse, continuando a chiedere informazioni sulla fabbrica e sull’andamento delle lavorazioni, interrotte lo scorso agosto, e dei bilanci della società. I sindacati hanno chiesto al liquidatore di utilizzare tutto il tempo a disposizione per cercare una soluzione positiva alla vertenza che, senza un compratore, si concluderà il prossimo 25 ottobre con la chiusura definitiva dello stabilimento e il licenziamento dell’intera forza lavoro. Per lo stesso giorno è stato convocato un nuovo tavolo tra liquidatore, istituzioni e sindacati «sperando che al tavolo venga presentato qualcosa di concreto», sottolineano i rappresentanti dei lavoratori, sempre in attesa di una chiamata dal ministero per lo Sviluppo Economico per la convocazione del secondo incontro nell’ambito del tavolo attivato dal Mise.
«L’azienda – proseguono le organizzazioni sindacali – si è impegnata a garantire il pagamento degli stipendi e a non prelevare macchinari e attrezzature dallo stabilimento».
Gli stessi che gli operai “difenderanno” anche dopo la fine della procedura, mantenendo il presidio fisso allestito davanti ai cancelli della fabbrica e la speranza per l’arrivo di un imprenditore pronto a rilevare lo stabilimento.
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
È quanto emerso ieri mattina negli ex uffici per il lavoro della Provincia, dove i rappresentanti di Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno incontrato i funzionari regionali e il liquidatore della società dell’indotto Piaggio per fare il punto sulla vertenza, dalla sede sindacale passata a quella istituzionale. Un incontro interlocutorio in cui Dell’Omodarme ha ribadito l’interesse mostrato da più di un imprenditore che però non si è ancora concretizzato in un’offerta per rilevare lo stabilimento e salvare gli oltre ottanta operai. Un gruppo italiano, in particolare, avrebbe mostrato un particolare interesse, continuando a chiedere informazioni sulla fabbrica e sull’andamento delle lavorazioni, interrotte lo scorso agosto, e dei bilanci della società. I sindacati hanno chiesto al liquidatore di utilizzare tutto il tempo a disposizione per cercare una soluzione positiva alla vertenza che, senza un compratore, si concluderà il prossimo 25 ottobre con la chiusura definitiva dello stabilimento e il licenziamento dell’intera forza lavoro. Per lo stesso giorno è stato convocato un nuovo tavolo tra liquidatore, istituzioni e sindacati «sperando che al tavolo venga presentato qualcosa di concreto», sottolineano i rappresentanti dei lavoratori, sempre in attesa di una chiamata dal ministero per lo Sviluppo Economico per la convocazione del secondo incontro nell’ambito del tavolo attivato dal Mise.
«L’azienda – proseguono le organizzazioni sindacali – si è impegnata a garantire il pagamento degli stipendi e a non prelevare macchinari e attrezzature dallo stabilimento».
Gli stessi che gli operai “difenderanno” anche dopo la fine della procedura, mantenendo il presidio fisso allestito davanti ai cancelli della fabbrica e la speranza per l’arrivo di un imprenditore pronto a rilevare lo stabilimento.
Danilo Renzullo
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