Il Tirreno

Pontedera

Ha visto in faccia la morte e ha deciso di scrivere un libro

di Enrico De Magistris
Ha visto in faccia la morte e ha deciso di scrivere un libro

Marco Morganti, titolare della palestra Millennium «Ho avuto tre interventi, mi ha salvato il dottor Vannozzi»

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CASCINA. Dopo il buio la luce. La vita non ha prezzo. Frasi che si dicono, con un po’di retorica, ma il cui senso profondo forse s’ignora fintantoché a raccontare la propria storia non è qualcuno che torna davvero da un buio quasi inenarrabile.

Marco Morganti però ci prova a raccontare ora che è a casa coi suoi due bambini e la moglie Elisa che lo aiuta a ricostruire la sua storia. Il 5 aprile il black out, prima un forte mal di testa, poi un malore lo colse dinanzi al figlio e al padre nelle stanze della palestra Millennium di San Frediano a Settimo, di cui Marco è titolare e personal trainer. «Per la paura non riuscii nemmeno a parlare, – racconta – capii subito che era qualcosa di molto grave». Immediati i soccorsi della Misericordia di Cascina, la corsa all’ospedale di Cisanello a Pisa, e poi i tre interventi in una settimana.

«Non fosse stato per il dottor Riccardo Vannozzi, che mi ha operato e salvato la vita, non sarei qui», dice Morganti. Qualche dettaglio è sfocato nella sua mente, certi momenti riaffiorano improvvisi facendolo esitare. Dopo gli interventi, il coma farmacologico, la terapia intensiva, quella sub intensiva, e poi quasi due mesi di riabilitazione all’ospedale “Versilia” . Nel frattempo la sua palestra non ha mai chiuso, il padre Delio e i collaboratori sono riusciti ad andare avanti; e intorno a Marco un perenne, continuo calore di amici e conoscenti. Del resto lui, anche per via della palestra, è molto conosciuto in provincia. I tempi di recupero sono stati più veloci di quelli previsti dai medici. Ora Marco si muove con una stampella, e la parte destra del corpo, piano piano, comincia a riprendere i suoi movimenti.

«Quello che è difficile spiegare – racconta – è la sensazione di una dilatazione di spazio e tempo: a volte è come se un minuto fosse un giorno, o viceversa, oppure ho come l’impressione che qua – e indica la parte destra del corpo – ci sia subito il vuoto, come un burrone».

Certo è ammissibile che un corpo allenato com’è il suo, abituato agli sforzi, trovi meno fatica a recuperare. Comunque, largo merito va allo spirito e alla forza d’animo di Marco, che, come ricorda Elisa, sua moglie, ha saputo reagire fin da subito in modo sorprendente; importanti anche il riposo, la pazienza e l’apporto di fibre e integratori alimentari specifici.

In attesa di riprendere tutte le sue attività di uomo e di sportivo, Marco ha scelto di mettere alla prova la sua parte destra in una sfida nuova: scrivere la sua storia, prima e dopo il 5 aprile. In un quaderno da scolaro, con grandi caratteri stampatello annota pensieri, ricordi, sensazioni. Comincia come si deve cominciare una autobiografia: chi sono, cosa sono. Un racconto che poi diventerà un libro che faccia riflettere su come è possibile «ricominciare a fare tutto, come un bimbo», ma che sia anche un sentito grazie a tutti quelli che lo hanno sostenuto e “risuscitato” : familiari, amici, colleghi, medici, gente comune. Un titolo? Ha le idee chiare, Marco: “I miei primi quarant’anni, la mia seconda vita” . Già, perché nei giorni oscuri della rianimazione ha festeggiato anche il quarantesimo compleanno. Allora, prima di salutarlo, gli chiediamo se pensava di essere così forte. Lui ride timidamente, guarda giù: «Pensavo di essere forte ad alzare i pesi, sì, i pesi...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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