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In tenda nel distretto Asl dopo essere stata sfrattata
Una donna con tre figli “consegna” l’alloggio in cui viveva prima dell’intervento dell’ufficiale giudiziario: «Resterò qui finché non mi daranno un’altra casa»
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NAVACCHIO. Prima che l’ufficiale giudiziario arrivasse a casa sua con la forza pubblica per dare corso ad uno sfratto esecutivo scattato per morosità incolpevole, Houda, madre di tre figli, originaria della Tunisia e fino a poco tempo fa con un marito convivente, ha lasciato l’alloggio dove viveva. Insieme ai giovani del progetto “Prendocasa Pisa” (due dei quali nel pomeriggio sono saliti sul tetto del distretto con un megafono) e alle rappresentanti della “Casa delle donne che combattono”, ha occupato un’area dell’ultimo piano del distretto socio sanitario dell’Asl di Navacchio, quello riservato appunto ai servizi sociali.
In tutto, stando a quanto sconfermato dall’Asl che ha inviato una comunicazione al Comune e ai carabinieri chiedendo l’intervento della forza pubblica e per valutare se si ravvisarsi l’interruzione di pubblico servizio, si parla di una quarantina di persone che si sono avvicendate nell’arco della mattinata nella sede Asl. «Non andrò via dal distretto – dice la donna – fino a quando il Comune non mi avrà trovato una casa. Vogliono mandarmi in albergo per due settimane, con tre figli. Ho diritto di avere un passaggio da casa a casa, invece loro temporeggiano».
Alcuni mesi fa quando l’ufficiale giudiziario aveva cercato di dare corso allo sfratto c’erano stati momenti di tensione tra il marito, che allora era a Cascina, e la polizia municipale. Ieri i carabinieri hanno eseguito in maniera ufficiale lo sfratto accompagnando la donna nella casa dove abitava e formalizzando i vari passaggi.
«Siamo in protesta ai servizi sociali per ottenere una soluzione abitativa per Houda e la sua famiglia – dicono i protagonisti della protesta – Houda segue i percorsi istituzionali, ma dagli uffici comunali e dai servizi sociali non riceve le risposte che cerca. Ha trovato solo porte sbarrate, le hanno negato anche il pagamento della caparra e un’integrazione all’affitto per passare in un nuovo affitto».
Il gruppo di Prendocasa chiede alla giunta di tutelare la donna e ricorda la scelta politica della sindaca Susanna Ceccardi di donare bombolette spray al peperoncino alle cittadine che ne faranno richiesta. «La sicurezza delle donne – dicono – la si garantisce con un tetto sopra la testa». L’attacco che rivolgono va in più direzioni: contro il proprietario di casa, stando a quello che si legge in un volantino diffuso durante la protesta; e contro l’assessore Edoardo Ziello.
Così ieri Houda ha lasciato il percorso che le aveva proposto il Comune, ha rifiutato di andare in una struttura ricettiva e si è accampata con un piccola tenda in un locale vicino a quello dove ricevono il pubblico alcune assistenti sociali. E dove, stando all’assessore al sociale, sono presenti documenti importanti che hanno a che fare con situazioni di chi accede ai servizi. L’occupazione andrà avanti. Nelle prime fasi della protesta erano presenti anche altri cittadini alle prese con uno sfratto, come Mario, invalido che è rimasto senza lavoro e si trova ad affrontare il problema della casa
Il distretto socio sanitario è stato presidiato da carabinieri e polizia municipale. I manifestanti, se la vicenda andrà avanti, saranno identificati e, se l’Asl presenterà una querela formale, visto che ieri l’azienda ha inviato una lettera ai carabinieri, non è escluso che possano scapparci delle denunce per interruzione di pubblico servizio. Comunque sia, la vita nel distretto, vecchio e degradato, a parte il gruppo di Prendocasa, che pure è riuscito a passare inosservato e a montare una tenda all’interno del distretto, è andata avanti come gli altri giorni.
Che sui problemi della casa, visto gli sfratti in calendario, sarebbero arrivate situazioni di tensione, come quella di ieri, era da aspettarselo.(s.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
In tutto, stando a quanto sconfermato dall’Asl che ha inviato una comunicazione al Comune e ai carabinieri chiedendo l’intervento della forza pubblica e per valutare se si ravvisarsi l’interruzione di pubblico servizio, si parla di una quarantina di persone che si sono avvicendate nell’arco della mattinata nella sede Asl. «Non andrò via dal distretto – dice la donna – fino a quando il Comune non mi avrà trovato una casa. Vogliono mandarmi in albergo per due settimane, con tre figli. Ho diritto di avere un passaggio da casa a casa, invece loro temporeggiano».
Alcuni mesi fa quando l’ufficiale giudiziario aveva cercato di dare corso allo sfratto c’erano stati momenti di tensione tra il marito, che allora era a Cascina, e la polizia municipale. Ieri i carabinieri hanno eseguito in maniera ufficiale lo sfratto accompagnando la donna nella casa dove abitava e formalizzando i vari passaggi.
«Siamo in protesta ai servizi sociali per ottenere una soluzione abitativa per Houda e la sua famiglia – dicono i protagonisti della protesta – Houda segue i percorsi istituzionali, ma dagli uffici comunali e dai servizi sociali non riceve le risposte che cerca. Ha trovato solo porte sbarrate, le hanno negato anche il pagamento della caparra e un’integrazione all’affitto per passare in un nuovo affitto».
Il gruppo di Prendocasa chiede alla giunta di tutelare la donna e ricorda la scelta politica della sindaca Susanna Ceccardi di donare bombolette spray al peperoncino alle cittadine che ne faranno richiesta. «La sicurezza delle donne – dicono – la si garantisce con un tetto sopra la testa». L’attacco che rivolgono va in più direzioni: contro il proprietario di casa, stando a quello che si legge in un volantino diffuso durante la protesta; e contro l’assessore Edoardo Ziello.
Così ieri Houda ha lasciato il percorso che le aveva proposto il Comune, ha rifiutato di andare in una struttura ricettiva e si è accampata con un piccola tenda in un locale vicino a quello dove ricevono il pubblico alcune assistenti sociali. E dove, stando all’assessore al sociale, sono presenti documenti importanti che hanno a che fare con situazioni di chi accede ai servizi. L’occupazione andrà avanti. Nelle prime fasi della protesta erano presenti anche altri cittadini alle prese con uno sfratto, come Mario, invalido che è rimasto senza lavoro e si trova ad affrontare il problema della casa
Il distretto socio sanitario è stato presidiato da carabinieri e polizia municipale. I manifestanti, se la vicenda andrà avanti, saranno identificati e, se l’Asl presenterà una querela formale, visto che ieri l’azienda ha inviato una lettera ai carabinieri, non è escluso che possano scapparci delle denunce per interruzione di pubblico servizio. Comunque sia, la vita nel distretto, vecchio e degradato, a parte il gruppo di Prendocasa, che pure è riuscito a passare inosservato e a montare una tenda all’interno del distretto, è andata avanti come gli altri giorni.
Che sui problemi della casa, visto gli sfratti in calendario, sarebbero arrivate situazioni di tensione, come quella di ieri, era da aspettarselo.(s.c.)
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