Italia
il comitato antinquinamento
«Il caso Pfas impone di mantenere alti i livelli d’attenzione»
SANTA CROCE. Tranquilli, ma non troppo. Nel comprensorio del Cuoio si continua a parlare dei Pfas, gli impermeabilizzanti più diffusi al mondo, i cui veleni stanno creando scompiglio in Veneto e che...
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SANTA CROCE. Tranquilli, ma non troppo. Nel comprensorio del Cuoio si continua a parlare dei Pfas, gli impermeabilizzanti più diffusi al mondo, i cui veleni stanno creando scompiglio in Veneto e che hanno fatto discutere anche nel distretto conciario di Santa Croce dopo uno studio del Cnr del 2013 in cui si evidenzia la presenza di inquinanti in Arno, ma non nella falda e, quindi, neppure nell’acqua potabile. Tutto risolto?
«Per niente – spiega il dottor Massimo Tesi, ex consigliere comunale di opposizione di Montopoli e anima del comitato antinquinamento di San Donato e San Romano – perché storicamente nel comprensorio l’economia è sempre stata prioritaria rispetto alla salvaguardia della salute».
Parole forti che il medico puntualizza meglio: «Diciamo che la situazione attuale è migliorata rispetto ad alcuni anni fa. La bussola è rappresentata dal naso e sul fronte delle maleodoranze il lavoro fatto ha portato a una riduzione dei disagi, eccetto nei cambi di stagione in special modo a San Romano. Rispetto ai veleni dei Pfas c’è da monitorare attentamente la situazione, malgrado le rassicurazioni. Però ricordo anni fa, quando venne sforato a lungo, e con valori notevoli, il livello tollerato d’inquinamento da idrocarburi, il blocco del traffico imposto dalla normativa non fu mai adottato».
Tesi descrive una situazione legata alla salvaguardia dell’ambiente che il sistema conciario ha affrontato adottando misure stringenti e realizzando impianti contro l’inquinamento. Un quadro ribadito anche dal sindaco di Castelfranco di Sotto, Gabriele Toti: «Da noi queste problematiche sono all’ordine del giorno. Con le associazioni dei conciatori c’è un dialogo diretto che porta enti e imprese a lavorare insieme. È chiaro che questo allarme che riguarda il Veneto, e in parte anche la nostra zona, non può passare inosservato. Manteniamo alta l’attenzione su questi problemi coinvolgendo i Comuni, ma anche le associazioni di categoria e, soprattutto, la Regione che è l’istituzione a cui spetta il compito di controllare che gli inquinanti presenti nell’Arno non finiscano nella falda». (a. q.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Per niente – spiega il dottor Massimo Tesi, ex consigliere comunale di opposizione di Montopoli e anima del comitato antinquinamento di San Donato e San Romano – perché storicamente nel comprensorio l’economia è sempre stata prioritaria rispetto alla salvaguardia della salute».
Parole forti che il medico puntualizza meglio: «Diciamo che la situazione attuale è migliorata rispetto ad alcuni anni fa. La bussola è rappresentata dal naso e sul fronte delle maleodoranze il lavoro fatto ha portato a una riduzione dei disagi, eccetto nei cambi di stagione in special modo a San Romano. Rispetto ai veleni dei Pfas c’è da monitorare attentamente la situazione, malgrado le rassicurazioni. Però ricordo anni fa, quando venne sforato a lungo, e con valori notevoli, il livello tollerato d’inquinamento da idrocarburi, il blocco del traffico imposto dalla normativa non fu mai adottato».
Tesi descrive una situazione legata alla salvaguardia dell’ambiente che il sistema conciario ha affrontato adottando misure stringenti e realizzando impianti contro l’inquinamento. Un quadro ribadito anche dal sindaco di Castelfranco di Sotto, Gabriele Toti: «Da noi queste problematiche sono all’ordine del giorno. Con le associazioni dei conciatori c’è un dialogo diretto che porta enti e imprese a lavorare insieme. È chiaro che questo allarme che riguarda il Veneto, e in parte anche la nostra zona, non può passare inosservato. Manteniamo alta l’attenzione su questi problemi coinvolgendo i Comuni, ma anche le associazioni di categoria e, soprattutto, la Regione che è l’istituzione a cui spetta il compito di controllare che gli inquinanti presenti nell’Arno non finiscano nella falda». (a. q.)
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