Il presidio
Maxi frode sul cibo la prescrizione disinnesca il processo
CRESPINA. “Safe food”. Salvati dal cibo. Lo chiamarono così il loro blitz i finanzieri nel maggio del 2008. Tre arresti, 27 perquisizioni in tutta Italia, 250mila prodotti scaduti e taroccati per...
2 MINUTI DI LETTURA
CRESPINA. “Safe food”. Salvati dal cibo. Lo chiamarono così il loro blitz i finanzieri nel maggio del 2008. Tre arresti, 27 perquisizioni in tutta Italia, 250mila prodotti scaduti e taroccati per essere reimmessi sul mercato come ancora commestibili, barattoli di pomodori pelati Berni e Cirio, dolci, verdure, pasta all’uovo, perfino caviale a cui la banda aveva prolungato artificialmente la scadenza contraffacendo le etichette. E un capannone sequestrato a Ceppaiano (Crespina), diventato la base di stoccaggio, il cuore di una inchiesta che intercettazione dopo intercettazione si era allargata, facendo affiorare anche un secondo filone, con alcuni dei protagonisti pronti a smerciare 500 paia di scarpe Nike contraffatte e importate illegalmente dalla Romania.
Nel settembre 2013 il via al processo sembrò l’inizio della fine per un piccolo cartello delle truffe alimentari e della contraffazione. Da ieri la sentenza di primo grado su Safe food resterà negli annali giudiziari come il sigillo su una delle tante inchieste affossate dai ritardi, dai mille rinvii scattati per i cambi di collegio o a causa degli intoppi tecnico-burocratici. Associazione a delinquere, truffa, contraffazione, ricettazione. Per molti degli imputati infatti ieri il presidente della cortepresieduta da Pietro Murano non ha potuto che constatare la prescrizione. Il capo della banda, Attilio Belli, bresciano, era stato condannato in abbreviato quasi subito. Ieri così, nella requisitoria, alla pm Miriam Romano è rimasto ben poco. Condannato Elvio Straccamore, 56 anni, di Alatri (Frosinone) per associazione a delinquere, l’unico per cui l’accusa sia rimasta in piedi ma solo perché recidivo. Due anni a Paolo Santerini, 69 anni, di Livorno, su cui pendeva ancora la ricettazione. Stesse ragioni per cui dovranno scontare un anno Alessandro Dossena, 57 anni, anche lui livornese, e Songren Chen, 62 anni, cinese (per lui scatta la sospensione condizionale della pena), l’uomo che aveva importato la partita di Nike taroccate.
Assolti per non aver commesso il fatto, Giorgio Profeti, 71 anni, originario di Peccioli residente a Livorno, e Mauro Passetti, 83 anni, nato a Pontedera e residente a Crespina, il proprietario del capannone, secondo i giudici ignaro del traffico. Prescritti i reati, in particolare l’associazione a delinquere, per tutti gli altri imputati: Renato Baratto, 70 anni, di Brescia; Ferdinando Marcandalli, 89 anni, di Lodi; Roberto Casassa, 48 anni, di Brescia; Giuseppe Perotti, 69 anni, di Pavia, e Gian Battista Boschiroli, 66 anni, di Crema.
Mario Neri
Nel settembre 2013 il via al processo sembrò l’inizio della fine per un piccolo cartello delle truffe alimentari e della contraffazione. Da ieri la sentenza di primo grado su Safe food resterà negli annali giudiziari come il sigillo su una delle tante inchieste affossate dai ritardi, dai mille rinvii scattati per i cambi di collegio o a causa degli intoppi tecnico-burocratici. Associazione a delinquere, truffa, contraffazione, ricettazione. Per molti degli imputati infatti ieri il presidente della cortepresieduta da Pietro Murano non ha potuto che constatare la prescrizione. Il capo della banda, Attilio Belli, bresciano, era stato condannato in abbreviato quasi subito. Ieri così, nella requisitoria, alla pm Miriam Romano è rimasto ben poco. Condannato Elvio Straccamore, 56 anni, di Alatri (Frosinone) per associazione a delinquere, l’unico per cui l’accusa sia rimasta in piedi ma solo perché recidivo. Due anni a Paolo Santerini, 69 anni, di Livorno, su cui pendeva ancora la ricettazione. Stesse ragioni per cui dovranno scontare un anno Alessandro Dossena, 57 anni, anche lui livornese, e Songren Chen, 62 anni, cinese (per lui scatta la sospensione condizionale della pena), l’uomo che aveva importato la partita di Nike taroccate.
Assolti per non aver commesso il fatto, Giorgio Profeti, 71 anni, originario di Peccioli residente a Livorno, e Mauro Passetti, 83 anni, nato a Pontedera e residente a Crespina, il proprietario del capannone, secondo i giudici ignaro del traffico. Prescritti i reati, in particolare l’associazione a delinquere, per tutti gli altri imputati: Renato Baratto, 70 anni, di Brescia; Ferdinando Marcandalli, 89 anni, di Lodi; Roberto Casassa, 48 anni, di Brescia; Giuseppe Perotti, 69 anni, di Pavia, e Gian Battista Boschiroli, 66 anni, di Crema.
Mario Neri
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
