Dopo la rissa al porto di Olbia denunce e misure di sicurezza
La prossima domenica il Pontedera gioca di nuovo in trasferta in Sardegna ma l’incontro si potrebbe disputare a porte chiuse per evitare scontri tra tifosi
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PONTEDERA. Due bombe carta, una nelle vicinanze dell’Hotel di Grosseto che ospitava gli atleti dell’Olbia Calcio, la seconda fatta esplodere durante la partita dell’altro giorno allo stadio di Olbia. Poi le aggressioni ai tifosi del Pontedera, una trentina di giovani al seguito dei granata presi di mira, sabato sera, nell’area portuale dell’Isola Bianca da una decina di olbiesi a conclusione dell’incontro (perso) tra la squadra toscana e la matricola del campionato di serie C, la gallurese Arzachena. E domenica prossima è in programma un nuovo incontro al fulmicotone (viste le premesse e le scintille tra le tifoserie sardo-toscane) tra l’Olbia Calcio e il Pontedera.
Partita che potrebbe essere giocata a porte chiuse, questo è infatti uno degli argomenti che verranno discussi dall’osservatorio nazionale delle manifestazioni sportive, l’organismo pluriforze e Enti del ministero dell’Interno al quale compete la sicurezza in campo nazionale. Se così non fosse la prefettura di Sassari, con questura, commissariati, guardia di finanza e carabinieri sta già predisponendo le «adeguate misure di prevenzione, controllo e sicurezza» affinché la manifestazione sportiva si svolga nel massimo della tranquillità. Partendo dal presupposto che, per l’isola, non è un bel biglietto da visita. A scatenare la guerriglia sono sempre gli “ultras” dell’Olbia, molti dei quali già raggiunti da Daspo (il provvedimento che li tiene fuori dagli stadi) e altri che stanno per fare la stessa fine, si dice tre o quatto già individuati e per i quali si stanno predisponendo le adeguate misure di prevenzione. Oltre, ovviamente, alle denunce penali per aggressione, com’è accaduto sabato scorso, al termine della mega rissa ingaggiata sui moli dell’Isola Bianca da sedicenti tifosi che tutto possono essere, tranne che amanti del calcio e delle manifestazioni sportive.
Al commissariato di Pontedera, in questa fase, attendono le comunicazioni dei colleghi della Sardegna che hanno a disposizione anche alcuni filmati della rissa. Ma certo in vista della prossima domenica non sarà una passeggiata decidere le misure da adottare. Il rischio che corre la squadra olbiese, infatti, è quello di dover giocare da domenica prossima senza il suo affezionato pubblico, il dodicesimo uomo in campo. Un provvedimento che penalizzerebbe la squadra e i suoi fans, i quali debbono “ringraziare” le gesta di pochi facinorosi che, sotto le magliette degli ultras, nascondono un animo da criminalità comune. Quanto è accaduto sabato scorso era dovuto alla classificazione di rischio, pari a zero, che era stata assegnata dall’osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive a squadre come l’Arzachena (infatti nulla è accaduto sul campo o fuori dagli spalti) ma che è balzata sul tabellone dell’osservatorio per l’aggressione ai tifosi del Pontedera, avvenuto ad Olbia e portato a segno da pseudo tifosi della squadra locale. Tutte valutazioni che hanno fatto alzare l’asticella della sicurezza e che hanno avviato una serie di azioni preventive da parte della prefettura di Sassari e da quella di Pisa, dove ricade Pontedera. Nei commissariati delle due città si stanno predisponendo le misure di sicurezza per l’evento sportivo di domenica prossima, che in molti si augurano possa svolgersi in modo sportivo e sereno. «Siamo basiti e non ci sono parole per commentare quanto è accaduto sabato al porto. Però sembra un’aggressione vera e propria nei confronti di tifosi del Pontedera che avevano appena visto la loro squadra perdere la partita e che pensavano solo a tornarsene a casa». Sono state le prime parole di Paolo Giovannini, direttore generale del Pontedera, tanto scioccato quanto incredulo. «Siamo in questa categoria da sei anni - dice - e non abbiamo mai assistito a litigi e problemi tra tifoserie. La nostra è una società che tutti definiscono “simpatica” e i nostri sono tifosi tranquilli. Ma posso dire altrettanto anche per quelli dell’Olbia e dell’Arzachena. Con la società dei bianchi abbiamo un ottimo rapporto e anche l’anno scorso ho avuto modo di apprezzare la correttezza degli ultras olbiesi. Ma ho anche ricordi bellissimi di Arzachena, di un passato ormai lontano, e dei suoi sostenitori. Ecco perché dico che non si può accusare nessuno».(g.c) e (s.p.)
Partita che potrebbe essere giocata a porte chiuse, questo è infatti uno degli argomenti che verranno discussi dall’osservatorio nazionale delle manifestazioni sportive, l’organismo pluriforze e Enti del ministero dell’Interno al quale compete la sicurezza in campo nazionale. Se così non fosse la prefettura di Sassari, con questura, commissariati, guardia di finanza e carabinieri sta già predisponendo le «adeguate misure di prevenzione, controllo e sicurezza» affinché la manifestazione sportiva si svolga nel massimo della tranquillità. Partendo dal presupposto che, per l’isola, non è un bel biglietto da visita. A scatenare la guerriglia sono sempre gli “ultras” dell’Olbia, molti dei quali già raggiunti da Daspo (il provvedimento che li tiene fuori dagli stadi) e altri che stanno per fare la stessa fine, si dice tre o quatto già individuati e per i quali si stanno predisponendo le adeguate misure di prevenzione. Oltre, ovviamente, alle denunce penali per aggressione, com’è accaduto sabato scorso, al termine della mega rissa ingaggiata sui moli dell’Isola Bianca da sedicenti tifosi che tutto possono essere, tranne che amanti del calcio e delle manifestazioni sportive.
Al commissariato di Pontedera, in questa fase, attendono le comunicazioni dei colleghi della Sardegna che hanno a disposizione anche alcuni filmati della rissa. Ma certo in vista della prossima domenica non sarà una passeggiata decidere le misure da adottare. Il rischio che corre la squadra olbiese, infatti, è quello di dover giocare da domenica prossima senza il suo affezionato pubblico, il dodicesimo uomo in campo. Un provvedimento che penalizzerebbe la squadra e i suoi fans, i quali debbono “ringraziare” le gesta di pochi facinorosi che, sotto le magliette degli ultras, nascondono un animo da criminalità comune. Quanto è accaduto sabato scorso era dovuto alla classificazione di rischio, pari a zero, che era stata assegnata dall’osservatorio nazionale per le manifestazioni sportive a squadre come l’Arzachena (infatti nulla è accaduto sul campo o fuori dagli spalti) ma che è balzata sul tabellone dell’osservatorio per l’aggressione ai tifosi del Pontedera, avvenuto ad Olbia e portato a segno da pseudo tifosi della squadra locale. Tutte valutazioni che hanno fatto alzare l’asticella della sicurezza e che hanno avviato una serie di azioni preventive da parte della prefettura di Sassari e da quella di Pisa, dove ricade Pontedera. Nei commissariati delle due città si stanno predisponendo le misure di sicurezza per l’evento sportivo di domenica prossima, che in molti si augurano possa svolgersi in modo sportivo e sereno. «Siamo basiti e non ci sono parole per commentare quanto è accaduto sabato al porto. Però sembra un’aggressione vera e propria nei confronti di tifosi del Pontedera che avevano appena visto la loro squadra perdere la partita e che pensavano solo a tornarsene a casa». Sono state le prime parole di Paolo Giovannini, direttore generale del Pontedera, tanto scioccato quanto incredulo. «Siamo in questa categoria da sei anni - dice - e non abbiamo mai assistito a litigi e problemi tra tifoserie. La nostra è una società che tutti definiscono “simpatica” e i nostri sono tifosi tranquilli. Ma posso dire altrettanto anche per quelli dell’Olbia e dell’Arzachena. Con la società dei bianchi abbiamo un ottimo rapporto e anche l’anno scorso ho avuto modo di apprezzare la correttezza degli ultras olbiesi. Ma ho anche ricordi bellissimi di Arzachena, di un passato ormai lontano, e dei suoi sostenitori. Ecco perché dico che non si può accusare nessuno».(g.c) e (s.p.)
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