DUELLO SUI SOFTWARE
“Furto” di segreti industriali: tre amici informatici a processo
PISA. Tre giovani che si fanno le ossa in un’azienda informatica. Anni di lavoro, fatiche e apprendimenti. Chi li ha assunti investe su di loro. Diciamo che li forma. Poi i tre decidono di mettersi...
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PISA. Tre giovani che si fanno le ossa in un’azienda informatica. Anni di lavoro, fatiche e apprendimenti. Chi li ha assunti investe su di loro. Diciamo che li forma.
Poi i tre decidono di mettersi in proprio. Può succedere. Si impara una professione e poi si prova a camminare con le proprie gambe. Tutto, bene? No. L’azienda madre li denuncia per rivelazione di segreti industriali e violazione del diritto di autore.
Si è aperto ieri davanti al giudice Anna Fabbricatore e verrà discusso a gennaio con rito abbreviato il processo a carico di tre informatici di 38, 26 e 29 anni difesi dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio.
La vicenda nasce dopo la denuncia presentata dalla società di Pisa dove i tre avevano lavorato. Siamo nel 2015.
L’azienda si rende conto che alcuni software prodotti dalla start-up dei tre amici in realtà, a suo avviso, hanno un’anima che dipende da quel bene immateriale che il know-out specifico di loro proprietà. E così si affida all’avvocato Giulia Padovani per presentare una querela e valutare un danno da risarcire.
Secondo la parte civile ci sono venti anni di studi e ricerche che con l’uscita dei tre informatici sono passati, se non tutti, almeno in parte, in un’azienda concorrente.
Quanto è valutabile l’ingegno del singolo e cosa può essere imparato e usato liberamente sarà un tema centrale nel processo che verrà discusso sulla base degli atti visto il ricorso al rito alternativo. Un reato a sfondo “intellettuale”.
Non c’è il furto materiale, ma l’utilizzo del sapere e di quello a cui i tre avevano accesso da dipendenti. Dopo la denuncia della società c’era stato anche un sequestro di beni e computer.
Un provvedimento che il Tribunale del Riesame aveva poi annullato accogliendo l’istanza della difesa.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Poi i tre decidono di mettersi in proprio. Può succedere. Si impara una professione e poi si prova a camminare con le proprie gambe. Tutto, bene? No. L’azienda madre li denuncia per rivelazione di segreti industriali e violazione del diritto di autore.
Si è aperto ieri davanti al giudice Anna Fabbricatore e verrà discusso a gennaio con rito abbreviato il processo a carico di tre informatici di 38, 26 e 29 anni difesi dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio.
La vicenda nasce dopo la denuncia presentata dalla società di Pisa dove i tre avevano lavorato. Siamo nel 2015.
L’azienda si rende conto che alcuni software prodotti dalla start-up dei tre amici in realtà, a suo avviso, hanno un’anima che dipende da quel bene immateriale che il know-out specifico di loro proprietà. E così si affida all’avvocato Giulia Padovani per presentare una querela e valutare un danno da risarcire.
Secondo la parte civile ci sono venti anni di studi e ricerche che con l’uscita dei tre informatici sono passati, se non tutti, almeno in parte, in un’azienda concorrente.
Quanto è valutabile l’ingegno del singolo e cosa può essere imparato e usato liberamente sarà un tema centrale nel processo che verrà discusso sulla base degli atti visto il ricorso al rito alternativo. Un reato a sfondo “intellettuale”.
Non c’è il furto materiale, ma l’utilizzo del sapere e di quello a cui i tre avevano accesso da dipendenti. Dopo la denuncia della società c’era stato anche un sequestro di beni e computer.
Un provvedimento che il Tribunale del Riesame aveva poi annullato accogliendo l’istanza della difesa.(p.b.)
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