ma il giudice lo assolve
Sparano al gatto, il padrone accusa il fratello
CAPANNOLI. Non è stato lui. O almeno, nessuno lo ha visto imbracciare il suo fucile ad aria compressa e premere il grilletto verso il micio. Insomma, in questa storia non c’è la pistola fumante. È...
2 MINUTI DI LETTURA
CAPANNOLI. Non è stato lui. O almeno, nessuno lo ha visto imbracciare il suo fucile ad aria compressa e premere il grilletto verso il micio. Insomma, in questa storia non c’è la pistola fumante. È quello che ieri ha convinto il gip Pietro Murano ad archiviare le accuse contro un uomo di 60 anni residente a Capannoli, accusato di aver impallinato il gatto del vicino di casa con un’arma a salve, una carabina da esercitazione o guerra simulata. A puntare il dito contro di lui non era stato un vicino qualunque, però. Ma il fratello. Sì, proprio così. Il gatto - a stare al racconto del padrone - era finito nel mirino dell’uomo perché solito sconfinare nella sua proprietà, e spesso anche solo perché la sua presenza lo infastidiva. Seppure fratelli, infatti, i due distano anni luce in quanto a sensibilità animalista: uno amante degli animali e affezionatissimo al gatto, il secondo con la passione per la caccia.
Succede tutto a febbraio 2014. Il micio esce di casa e dopo qualche ora ritorna con una zampa ferita nella parte alta, sanguinante. Scatta subito l’allarme e viene portato in urgenza da un veterinario, che estrae dal corpo dell’animale il pallino ma soprattutto ne rinviene sotto pelle altri due, tracce di assalti subiti in passato.
All’inizio per il fratello scatta un decreto penale che lo condanna al pagamento di una sanzione da oltre 10mila euro.
A inchiodare lo sparatore in primo grado c’è una perquisizione dei carabinieri nella sua abitazione. I militari avevano trovato in casa un fucile ad aria compressa compatibile con le caratteristiche del pallino estratto dal corpo del gatto (per questo ieri la pm Paola Rizzo aveva chiesto la conferma del primo verdetto). Poi arriva l’impugnazione. E nell’udienza di ieri il giudice ha fatto decadere le accuse. (m.n.)
Succede tutto a febbraio 2014. Il micio esce di casa e dopo qualche ora ritorna con una zampa ferita nella parte alta, sanguinante. Scatta subito l’allarme e viene portato in urgenza da un veterinario, che estrae dal corpo dell’animale il pallino ma soprattutto ne rinviene sotto pelle altri due, tracce di assalti subiti in passato.
All’inizio per il fratello scatta un decreto penale che lo condanna al pagamento di una sanzione da oltre 10mila euro.
A inchiodare lo sparatore in primo grado c’è una perquisizione dei carabinieri nella sua abitazione. I militari avevano trovato in casa un fucile ad aria compressa compatibile con le caratteristiche del pallino estratto dal corpo del gatto (per questo ieri la pm Paola Rizzo aveva chiesto la conferma del primo verdetto). Poi arriva l’impugnazione. E nell’udienza di ieri il giudice ha fatto decadere le accuse. (m.n.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google