Il Tirreno

Pontedera

Quando le bottiglie del vino si trasformano in pillole di filosofia

di ENRICO DE MAGISTRIS
Quando le bottiglie del vino si trasformano in pillole di filosofia

È l’originale progetto dell’azienda agricola Castelvecchio che verrà lanciato alla prossima Festa dell’uva a Terricciola

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Morbidi vigneti, filari di viti, qua e là qualche casa colonica grigia o rosa. Agriturismi, fattorie e aziende agricole. Siamo fra le colline del Terricciolese, il cuore della Strada del Vino delle Colline Pisane, dove ci fermiamo all'azienda agricola Castelvecchio. Un breve tratto sterrato, e ad accoglierci sono Stefano Pantani e sua moglie Laura, titolari insieme alla sorella di lui Claudia, al fratello Massimo e ai cugini Sauro e Alberto, che dal 2002 costruiscono un puro microcosmo intorno alla coltivazione della vite. Una famiglia del luogo. Ciascuno già con un precedente impiego, ma il richiamo della terra è stato più acuto del timore di non riuscire; così quindici anni fa l'idea di tornare al mestiere dei padri. Quattro anni di lavoro fra scavo, edificazione della cantina, e piantatura dei vigneti, ma nel 2006 la prima vendemmia. Circa ventiquattro ettari coltivabili di cui sei a vigneto per 33.000 piante di varie qualità. Questo il tesoro di famiglia.

«C'è chi ha molto di più - dice Stefano - ma a noi va bene così, poiché il nostro ideale è un mercato contenuto ma scelto».

I vini Castelvecchio si trovano solo in enoteca o in ristorante. Qui però in molti si fermano per una degustazione. Stranieri, sì, ma anche italiani da tante regioni. Lavorano tutti sodo: dall'ultima settimana di agosto si è preso a vendemmiare.

«Meno uva rispetto agli altri anni, ma già molto matura – spiega Stefano – vista la grande mancanza di piogge».

Tuttavia questo non ha scoraggiato. Anzi, è come se qui si pensasse che il prodotto assorba gli stati d'animo di chi lo lavora. Giù nelle cantine anche i grossi tini in riempimento hanno un'aria gaia.

Scopriamo una novità, un progetto originale: Vinosophia. Stefano, aiutato dagli altri, ha voluto dare nuova veste e anima ad alcune bottiglie. Si tratta di vino particolarmente pregiato, ottenuto col «meglio del meglio» di diverse qualità appartenenti alla Doc Terre di Pisa.

Il "Qui e ora", speciale e a bassissima tiratura, non prenderà la via del mercato, si può trovare solo qui, in azienda. È un Sangiovese in purezza, dalla raffinata etichetta in carta ruvida sollevabile su di un lato, come una pellicola, per rivelare un messaggio sconosciuto. Elegante e più esplicita l'etichetta del "Massima felicità", un vino misto di Cabernet Sauvignon e Sangiovese. Diverse le etichette pensate in coerenza col nome: scene fulgide di amori e debolezze dinanzi alla luna. Un giovane, ad esempio, senza più la sua bella, crolla steso su di un muricciolo al riflesso lunare, vicino al suo bicchiere. Anche in questo caso la bottiglia è arricchita da una frase significativa scritta a grandi caratteri sul fianco. Sono messaggi brevi e profondi. Stessa commistione di uve e stessa diffusione del precedente, il "Gradualmente" ha però una personale etichetta con tanto di metro per misurare, via via che il vino diminuisce, il grado di lucidità di chi lo beve. Un progetto non solo ambiziosamente filo(o vino)sofico allora, ma anche curiosamente ironico. Ad ogni modo, l'occasione per assaggiare un po' tutti i vini Castelvecchio sarà la Festa dell'uva e del vino di Terricciola dal 15 al 17 settembre.



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