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polemiche tra pd e amministrazione
Affitti, i contributi fanno esplodere lo scontro politico
CASCINA. «Il sindaco Susanna Ceccardi e l’assessore Edoardo Ziello si vantano di aver trovato un cavillo per escludere i cittadini stranieri dai contributi all’affitto». A sostenerlo è il Pd di...
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CASCINA. «Il sindaco Susanna Ceccardi e l’assessore Edoardo Ziello si vantano di aver trovato un cavillo per escludere i cittadini stranieri dai contributi all’affitto». A sostenerlo è il Pd di Cascina che, dopo la pubblicazione della graduatoria provvisoria per la concessione dei contributi all’affitto che ha visto solo cinque richiedenti stranieri inseriti nell’elenco, passa all’attacco.
«Unico Comune della provincia, Cascina chiede che gli stranieri portino in pochi giorni una certificazione rilasciata dalle autorità del proprio Paese e autenticata dal consolato italiano per dimostrare di non avere una casa in patria. Un trabocchetto - accusa il Pd -, perché molti dei Paesi di origine non sono in grado di rilasciare una certificazione del genere, soprattutto in tempi brevi. In ogni caso è un requisito irragionevole, perché aver conservato una casetta di modesto valore in Senegal o in Ucraina non allevia certo il disagio abitativo a Cascina. L’aspetto più odioso - prosegue il Pd - è che con questa misura la giunta discrimina i cittadini stranieri ben integrati, con un contratto di affitto regolare e che pur avendo un reddito basso pagano l’affitto e le tasse in Italia. Una ricetta perfetta per contrastare l’integrazione, vero obiettivo della Lega Nord e della giunta cascinese. Forse questi cittadini rimarranno indietro con l’affitto e i primi danneggiati saranno i proprietari italiani che non riscuoteranno quanto dovuto e magari si arriverà ad uno sfratto, che darà diritto a richiedere i fondi per il contrasto del disagio abitativo. Alla fine, si spenderanno più soldi pubblici per evitare lo sfratto».
Immediata la replica dell’assessore al sociale. «Non ci vantiamo di aver trovato un cavillo - sottolinea Ziello -, ma di aver portato la legalità nei bandi del sociale. Non estendere questi controlli ai cittadini stranieri, parificandoli a quelli per gli italiani, sarebbe stato un atto discriminatorio a danno dei nostri cittadini storici. Ciò che il bando non consente è di fare i furbetti. Le conseguenze dell'esclusione sono già calcolate e non ci sarà nessuna ricaduta negativa sulla comunità, come è stato fatto nello scorso bando. Se per il Pd applicare la legge significa discriminare, testimonia la sua lontananza dal principio di legalità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Unico Comune della provincia, Cascina chiede che gli stranieri portino in pochi giorni una certificazione rilasciata dalle autorità del proprio Paese e autenticata dal consolato italiano per dimostrare di non avere una casa in patria. Un trabocchetto - accusa il Pd -, perché molti dei Paesi di origine non sono in grado di rilasciare una certificazione del genere, soprattutto in tempi brevi. In ogni caso è un requisito irragionevole, perché aver conservato una casetta di modesto valore in Senegal o in Ucraina non allevia certo il disagio abitativo a Cascina. L’aspetto più odioso - prosegue il Pd - è che con questa misura la giunta discrimina i cittadini stranieri ben integrati, con un contratto di affitto regolare e che pur avendo un reddito basso pagano l’affitto e le tasse in Italia. Una ricetta perfetta per contrastare l’integrazione, vero obiettivo della Lega Nord e della giunta cascinese. Forse questi cittadini rimarranno indietro con l’affitto e i primi danneggiati saranno i proprietari italiani che non riscuoteranno quanto dovuto e magari si arriverà ad uno sfratto, che darà diritto a richiedere i fondi per il contrasto del disagio abitativo. Alla fine, si spenderanno più soldi pubblici per evitare lo sfratto».
Immediata la replica dell’assessore al sociale. «Non ci vantiamo di aver trovato un cavillo - sottolinea Ziello -, ma di aver portato la legalità nei bandi del sociale. Non estendere questi controlli ai cittadini stranieri, parificandoli a quelli per gli italiani, sarebbe stato un atto discriminatorio a danno dei nostri cittadini storici. Ciò che il bando non consente è di fare i furbetti. Le conseguenze dell'esclusione sono già calcolate e non ci sarà nessuna ricaduta negativa sulla comunità, come è stato fatto nello scorso bando. Se per il Pd applicare la legge significa discriminare, testimonia la sua lontananza dal principio di legalità».
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