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Affitti, meno richieste d’aiuto dalle famiglie
Pontedera: centinaia di famiglie hanno rinunciato dopo l’introduzione di norme più stringenti. L’assessore Cecchi: «Dati preoccupanti, occorre capire le cause e le conseguenze»
PONTEDERA. L’emergenza abitativa cresce, le richieste di accesso ai contributi pubblici per sostenere il costo degli affitti calano. Sembra una contraddizione. Eppure una consistente parte di cittadini, stretti nella morsa della crisi economica e della disoccupazione, rinuncia a fare richiesta.
Certo, negli ultimi anni i contributi statali e regionali sono diminuiti (quasi dimezzati, mentre “resistono” le risorse messe a disposizione dai Comuni), ma il trend dei nuclei familiari che nei bandi pubblici hanno trovato un sostegno per far fronte ai canoni di locazione, sono andati sempre aumentando. Almeno fino a pochi mesi fa, quando con la pubblicazione dell’ultimo bando per l’erogazione dei contributi di sostegno all’affitto, si è registro un calo di oltre 150 domande. Rispetto agli scorsi anni, nel 2017 centinaia di famiglie hanno rinunciato a chiedere un aiuto per far fronte ai canoni di locazione.
I trend registrati nell’ultimo lustro parlano di almeno 500 richieste presentate ogni anno da nuclei familiari residenti nel Comune di Pontedera. All’ultimo bando, dalla città della Piaggio sono partite invece “solo” 340 domande (20 richiedenti sono stati esclusi perché non in possesso dei requisiti richiesti): 160 in meno rispetto agli ultimi quattro, cinque anni. Un buon segno? Tutt’altro. La situazione economica di molte famiglie non è migliorata. Anzi. La crisi produttiva della Valdera, negli ultimi anni ha contribuito alla nascita di “nuovi poveri”, scoraggiati però dalle nuove stringenti norme che regolano l’erogazione dei contributi.
«Un dato preoccupante – spiega l’assessore alle politiche abitative e sociali del Comune di Pontedera Marco Cecchi – Il numero non è banale e per questo occorre indagare sulle cause, ma soprattutto sulle possibili conseguenze». Che potrebbero trasformare l’emergenza abitativa in sociale.
Una vera e propria stretta che colpisce tutti, ma soprattutto gli stranieri. Cittadini comunitari ed extracomunitari residenti sul territorio che per accedere ai contributi pubblici devono attestare “l’assenza di titolarità di diritti di proprietà o altri diritti reali all’estero”. Il richiedente deve in pratica dimostrare di non essere proprietario di immobili nel Paese di provenienza attraverso una lunga procedura che si avvale anche dell’aiuto dell’ambasciata o del consolato dello Stato di provenienza. Costi, tra certificazioni, traduzioni e imposte, che in alcuni casi possono superare anche l’ammontare dell’eventuale contributo ricevuto.
«In Valdera non c’è stata un’improvvisa impennata dell’economia – prosegue l’assessore – che potrebbe giustificare l’uscita di tante famiglie dall’emergenza abitativa. Al contrario, molti rinunciano a chiedere il contributo. Un piccolo aiuto che per tanti risulta però fondamentale. I dati che emergono dall’ultimo bando vanno valutati attentamente. Occorre capire anche se negli altri Comuni si è verificata una situazione del genere perché, invece di una razionalizzazione si rischia di andare incontro ad un’emergenza più grande di quella abitativa».
Con decine di famiglie che rischiano di non riuscire a sostenere i costi delle locazioni e, di conseguenza, di andare incontro allo sfratto.
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