Il presidio
Va giù l’ecomostro pagato con i soldi di “Italia ’90”
È iniziata la demolizione della palazzina di Roffia. Il Coni spese 1 miliardo di lire ma non è mai stata utilizzata
SAN MINIATO. Il braccio meccanico è entrato in funzione ieri mattina. Un lavoro lento ma inesorabile, pezzo dopo pezzo, per “grattare” via una volta per tutte lo scheletro di cemento della palazzina di Roffia. Terrazzi e solai abbattuti sotto i colpi della ruspa, sbriciolati al suolo insieme ad un investimento costato quasi un miliardo delle vecchie lire.
Si chiude così, con i rumori e la polvere di una demolizione, la travagliata storia di un edificio che 25 anni fa pareva destinato a regalare ben altre immagini. Una storia simbolo per centri versi, emblema di un’epoca che oggi appare lontana anni luce, quando i soldi cadevano a pioggia, senza lasciare a secco nessuno, a sostegno di progetti ambiziosi e spesso discutibili. Come nella grande abbuffata di Italia ’90, alla quale sono legati una parte dei fondi investiti all’epoca dal Coni proprio per realizzare la famosa palazzina di Roffia, nel comune di San Miniato.
Un edificio su due piani, che nelle intenzioni dei progettisti sarebbe dovuto diventare il punto d’arrivo delle gare di canottaggio, in attesa di ingrandire il bacino e portare l’acqua a pochi metri dalle sue colonne di cemento. Una sorta di palafitta all’asciutto, con tanto di spogliatoi, sevizi e sala stampa per le interviste di fine gara. Il tutto per poco meno di un miliardo di lire, con i lavori ormai in dirittura d’arrivo nei primi ’90, all’epoca dell’amministrazione del sindaco Alfonso Lippi, quando la struttura fu dotata anche di ascensore e caldaia perfettamente funzionanti, prima che tutto si fermasse con il fallimento della ditta barese vincitrice dell’appalto. A complicare il quadro, poi, fu la successiva inondazione dell’Arno, che in un attimo spense il sogno della favoleggiata Cittadella dell’acqua: un’area interamente dedicata agli sport e al tempo libero, di cui la palazzina doveva essere solo il primo tassello.
La situazione di pericolo, invece, spinse la Provincia a bloccare il progetto e ad ordinare ai proprietari della Draga Borgioli la realizzazione di un argine a protezione delle case di Roffia. Da qui il definitivo abbandono, con la struttura vandalizzata, deturpata e spogliata di tutto, fino a diventare in pochi anni uno scheletro irriconoscibile, in attesa della famosa Cittadella rimasta solo nelle carte del regolamento urbanistico. Dal 2009, poi, con l’avvio dei lavori per trasformare il bacino nella prima cassa d’espansione del Valdarno Inferiore, il problema della palazzina era tornato d’attualità: il Comune aveva avanzato l’ipotesi di un possibile recupero per mettere la struttura a disposizione della ditta impegnata dei lavori o in alternativa a servizio delle associazioni.
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Unico inconveniente: i costi per il recupero, stimati in circa 500mila euro, praticamente le stesse risorse già investite dal Coni nella sua realizzazione. Ad ogni modo, nei cassetti del Comitato olimpico nazionale, restava ancora un gruzzoletto da investire, congelato in attesa di capire cosa fare.
Nei mesi scorsi, però, l’annuncio del sindaco Vittorio Gabbanini aveva sgombrato il campo da ogni ipotesi di recupero: «Palazzina da demolire – aveva detto il primo cittadino - Abbiamo contattato la Regione, il Coni e la Federazione Italiana Canottaggio per sapere se erano interessati a rilevare la struttura, ma tutti ci hanno risposto di no». Da qui l’avvio dei lavori, coperti grazie alla rimanenza del finanziamento del Coni rimasto congelato in tutti questi anni.
Quarantamila euro i soldi necessari per abbattere la struttura, mentre il resto del finanziamento sarà usato, dopo l’estate, per spostare a quota di sicurezza le strutture di ricovero delle imbarcazioni usate dalle società di canottaggio. Strutture che rischiano di finire sott’acqua ogni volta che la cassa d’espansione sarà messa in funzione. Per il Comune di San Miniato, infatti, lo sviluppo sportivo dell’area dovrà convivere con quello della cassa, cercando potenzialmente la disponibilità del Coni ad investire ancora nel bacino sanminiatese. «Adesso che abbiamo completato gli espropri e l’area è interamente pubblica – ha annunciato Gabbanini nell’ultimo consiglio comunale – torneremo a Roma per incontrare il presidente Giovanni Malagò».
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