Il Tirreno

Pontedera

Fa ancora paura l’isolotto cresciuto in mezzo all’Arno 

Fa ancora paura l’isolotto cresciuto in mezzo all’Arno 

È di nuovo coperto dalla vegetazione, mai terminati i lavori per la rimozione Eppure i cittadini hanno firmato petizioni e sono stati organizzati incontri

2 MINUTI DI LETTURA





SAN MINIATO. Per chi ci passa tutti i giorni il colpo d’occhio è tornato improvvisamente familiare. Come una macchia di verde, in mezzo al fiume, tornata a crescere alta e rigogliosa in questi primi giorni d’estate. È di nuovo coperto di vegetazione il celebre isolotto che caratterizza l’Arno tra Santa Croce e San Donato, a distanza di dieci mesi dai lavori condotti lo scorso settembre. Lavori arrivati dopo anni di proteste, incontri, lamentale e un numero imprecisato di Consulte. Lavori che comunque sarebbero dovuti continuare, stando agli annunci, prevedendo la rimozione parziale dell’isolotto, insieme al consolidamento dell’argine interessato dalla frana di due anni fa. Così, di fronte all’immagine che l’Arno regale di sé da alcune settimane, la paura dei cittadini è quella di finire di nuovo nel dimenticatoio. A lanciare l’allarme è Renzo Carrai, cittadino di San Donato, che alla situazione del fiume ha dedicato addirittura una poesia, dal titolo “L’Arno abbandonato”, in cui l’autore, affacciato ad una spalletta del ponte, immagina di dialogare con il fiume rappresentato da un anziano dimenticato e trasandato. Un uomo paziente, che nel tempo ha sopportato di tutto ma che prima o poi potrebbe tornare ad arrabbiarsi.

«L’anno scorso, proprio in questo periodo – afferma Carrai – si fece un gran parlare dell’isolotto in mezzo al fiume e della vegetazione, che nel settembre fu finalmente rimossa, così come della sistemazione degli argini. Tanti furono gli incontri e le petizioni che chiedevano a gran voce un maggior riguardo nei confronti del fiume».

Da qui l’appello, affinché le promesse di allora non restino lettera morta. «Perché dopo la rimozione del bosco sull’isolotto – afferma Carrai – tutto si è fermato, e nessun altro intervento sembra essere previsto per quest’anno. In questo modo, in inverno, il fiume tornerà a far paura, con la vegetazione tornata a crescere sull’isolotto, con lo smottamento dell’argine vicino al ponte e con le sponde che continuano a peggiorare a causa di una vegetazione incontrollata».

Oltre alla scarsa manutenzione, però, Carrai se la prende anche con gli orti e le coltivazioni sorti all’interno dell’alveo.

«Le leggi esistono e dovrebbero essere attuate – dice – da tutti coloro che finiscono per complicare le cose adoperando i terreni in modo scriteriato e lasciando qua e là ogni sorta di ingombro. È ormai evidente che il clima è cambiato: sono finiti i tempi in cui le piene del fiume erano rare. È giunto il tempo di cominciare a dare un ordine alle cose».

Giacomo Pelfer



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani