Pedofilia, nuova condanna per l’ex autista
Pena da 9 anni e 10 mesi per l’uomo: adescava ragazzini su Facebook e li pagava per fare sesso
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PISA. Il suo territorio di caccia è sempre stato Facebook. Lì Stefano Fratoni spiava le sue prede, lì coltivava la sua ossessione: ragazzini fra i 13 e i 17 anni. Ne studiava i gusti o i vezzi per poter offrire loro l’esca giusta, per farsi un giro in auto con loro, per riuscire ad avvicinarli, incuriosirli, raggirarli con la promessa di soldi e regali: telefoni, vestiti, una corsa in moto o la promessa di un mondo patinato. Così, di volta in volta, si spacciava per talent scout del calcio, per uno che conosceva gente nel mondo della musica, e poi, per una manciata di euro, adescava gli adolescenti, li comprava per avere rapporti sessuali, a luci rosse.
Certo, le sue vittime, quasi sempre erano consenzienti, per 50 o 100 euro assecondavano le sue richieste come «un male minore», ma la sua era «un’ossessione», dice il pm Eligio Paolini nel cuore della sua requisitoria. E la “caccia” era talmente totalizzante da essere diventata «un’attività industriale». Per questo si era costruito almeno cinque identità social, cinque nikname. Del resto l’ex autista di scuolabus e poi artigiano, in questi anni di inchieste e processi, messo di fronte alle intercettazioni, alle trascrizioni dei messaggi inviati su Whatsapp alle vittime, ha ammesso. «Sì è vero, ho sbagliato, ma sono in cura. Sto facendo un percorso con una psicologa», aveva detto a fine marzo di fronte ai giudici. Per questo ieri la corte presieduta dal giudice Luca Salutini lo ha condannato a 9 anni e 10 mesi di reclusione. Per il 43 enne pisano è la seconda, l’ultima era arrivata ad aprile dell’anno scorso, e anche lì rimediò una pena da 9 anni. Questa volta, sebbene i giudici non abbiano riscontrato la detenzione di materiale pedo-pornografico, la punizione è stata aumentata di 10 mesi rispetto alle richieste del magistrato. Le accuse e i reati, sempre gli stessi: violenza sessuale su minori, atti sessuali su minori, prostituzione minorile, adescamento, a cui in questo processo, aperto per fatti risalenti al 2013, si sono aggiunti anche stalking e sequestro di persona. Nei fascicoli erano finite le testimonianze di sette ragazzini che hanno raccontato di essere stati adescati da Fratoni sebbene soltanto due si siano costituiti parti civili e per cui dovrà essere stabilito il risarcimento in sede civile. Per uno di loro, oggi maggiorenne, Fratoni aveva un’elezione, era convinto fosse diventato un fidanzatino, e che dopo le prime prestazioni e i primi incontri, con lui, si fosse instaurato un rapporto d’amore. Una relazione inesistente, in realtà, via via divenuta un suo chiodo fisso.
«Una volta lo andò a prendere e gli mostrò una pistola costringendolo a stare con lui in macchina per ore». Era stata la mamma dell’unico ragazzo maggiorenne finito nella sua tela, Baldassare La Puma, a denunciarlo e a far scattare per l’ennesima volta gli arresti. La Puma era accusato di aver procacciato altri ragazzi. È stato assolto dalle accuse, le perizie lo hanno scagionato. Ma tra chat, telefonate e testimonianze, il quadro tratteggiato dalla procura distrettuale antimafia (per la gravità dei reati che la delineano, la pedofilia ricade sotto le competenze della Dda) è sembrato fin dall’inizio senza zone d’ombra. L’ex autista di scuolabus non riusciva a tenere a bada le sue pulsioni («Finalmente mi sono liberato, non ne potevo più», si è sfogato in carcere a febbraio) e cercava occasioni di incontro. Mai nessuna costrizione.
Le sue “conquiste” accettavano dietro offerte di denaro (dai 30 ai 300 euro). A volte erano veri rendez vous, tra Marina, Pisa e Pontedera. In altre si accontentava di farsi inviare foto o video hard. Fratoni resterà in carcere, almeno fino alle motivazioni della sentenza. Per gli inquirenti è un pedofilo seriale, tant’è che non ha esitato a commettere gli stessi reati anche quando si trovava sotto indagine. Non solo. Scavando nelle chat e nelle testimonianze, la procura ha scovato elementi per un nuovo filone. Nuovi casi. Il cacciatore dovrà affrontare un nuovo processo.
Mario Neri
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Certo, le sue vittime, quasi sempre erano consenzienti, per 50 o 100 euro assecondavano le sue richieste come «un male minore», ma la sua era «un’ossessione», dice il pm Eligio Paolini nel cuore della sua requisitoria. E la “caccia” era talmente totalizzante da essere diventata «un’attività industriale». Per questo si era costruito almeno cinque identità social, cinque nikname. Del resto l’ex autista di scuolabus e poi artigiano, in questi anni di inchieste e processi, messo di fronte alle intercettazioni, alle trascrizioni dei messaggi inviati su Whatsapp alle vittime, ha ammesso. «Sì è vero, ho sbagliato, ma sono in cura. Sto facendo un percorso con una psicologa», aveva detto a fine marzo di fronte ai giudici. Per questo ieri la corte presieduta dal giudice Luca Salutini lo ha condannato a 9 anni e 10 mesi di reclusione. Per il 43 enne pisano è la seconda, l’ultima era arrivata ad aprile dell’anno scorso, e anche lì rimediò una pena da 9 anni. Questa volta, sebbene i giudici non abbiano riscontrato la detenzione di materiale pedo-pornografico, la punizione è stata aumentata di 10 mesi rispetto alle richieste del magistrato. Le accuse e i reati, sempre gli stessi: violenza sessuale su minori, atti sessuali su minori, prostituzione minorile, adescamento, a cui in questo processo, aperto per fatti risalenti al 2013, si sono aggiunti anche stalking e sequestro di persona. Nei fascicoli erano finite le testimonianze di sette ragazzini che hanno raccontato di essere stati adescati da Fratoni sebbene soltanto due si siano costituiti parti civili e per cui dovrà essere stabilito il risarcimento in sede civile. Per uno di loro, oggi maggiorenne, Fratoni aveva un’elezione, era convinto fosse diventato un fidanzatino, e che dopo le prime prestazioni e i primi incontri, con lui, si fosse instaurato un rapporto d’amore. Una relazione inesistente, in realtà, via via divenuta un suo chiodo fisso.
«Una volta lo andò a prendere e gli mostrò una pistola costringendolo a stare con lui in macchina per ore». Era stata la mamma dell’unico ragazzo maggiorenne finito nella sua tela, Baldassare La Puma, a denunciarlo e a far scattare per l’ennesima volta gli arresti. La Puma era accusato di aver procacciato altri ragazzi. È stato assolto dalle accuse, le perizie lo hanno scagionato. Ma tra chat, telefonate e testimonianze, il quadro tratteggiato dalla procura distrettuale antimafia (per la gravità dei reati che la delineano, la pedofilia ricade sotto le competenze della Dda) è sembrato fin dall’inizio senza zone d’ombra. L’ex autista di scuolabus non riusciva a tenere a bada le sue pulsioni («Finalmente mi sono liberato, non ne potevo più», si è sfogato in carcere a febbraio) e cercava occasioni di incontro. Mai nessuna costrizione.
Le sue “conquiste” accettavano dietro offerte di denaro (dai 30 ai 300 euro). A volte erano veri rendez vous, tra Marina, Pisa e Pontedera. In altre si accontentava di farsi inviare foto o video hard. Fratoni resterà in carcere, almeno fino alle motivazioni della sentenza. Per gli inquirenti è un pedofilo seriale, tant’è che non ha esitato a commettere gli stessi reati anche quando si trovava sotto indagine. Non solo. Scavando nelle chat e nelle testimonianze, la procura ha scovato elementi per un nuovo filone. Nuovi casi. Il cacciatore dovrà affrontare un nuovo processo.
Mario Neri
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