Il presidio
La richiesta di Donati al suo successore «Unisci i conciatori»
Fine mandato per il presidente dell’Associazione di S. Croce «Abbiamo perso 100 aziende, ma i fatturati sono cresciuti»
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SANTA CROCE. Un distretto più “povero” nel numero di aziende, ma più forte in fatturati e capacità operativa, alla prese con un mercato del lusso in cerca di una nuova dimensione e con ordinativi sempre più frammentati. Una torta più piccola rispetto al passato, ma nella quale le aziende del distretto potranno contare ancora su una fetta importante, grazie alle scelte avviante più di vent’anni fa. È la fotografia scattata dal presidente dell’Assoconciatori, Franco Donati, nell’annuale relazione presentata ieri nella nuova sede annessa al Poteco.
Una relazione di lungo periodo quella di quest’anno, con la quale Donati ha chiuso non solo il proprio triennio di presidenza ma ben 22 anni all’interno della dirigenza di Assoconciatori. Il tutto in attesa del nuovo presidente, il cui nome arriverà a giorni, con l’assegnazione delle cariche nel nuovo consiglio d’amministrazione costituito ieri al termine della relazione. «Mi auguro – ha detto Donati – che il mio successore riesca ad unificare le due sponde del distretto. Nell’ultimo consiglio siamo già riusciti a superare alcune divergenze sulla gestione di Poteco».
Un appello all’unità quello di Donati, anche per rispondere alle nuove sfide del settore. «Il mondo del lusso – ha proseguito – ha risentito dell’instabilità internazionale. Il nostro distretto ha perso circa 100 aziende, ma l’acqua al depuratore è rimasta comunque stabile: è segno che i fatturati sono cresciuti. Sono i nostri clienti che cambiano perché non hanno più le sicurezze di un tempo: cercano di reinventarsi su una fascia troppo alta, dove la torta anche per noi è necessariamente più piccola. Per tutti l’obiettivo è abbassare i ricarichi per restare competitivi, e noi ne siamo stati le vittime. Hanno provato a risparmiare sulla pelle per aumentare i ricavi, ma si sono resi conto che il marchio da solo non basta».
Donati ha quindi ricordato le tante cose fatte in questi 22 anni, a cominciare dalla sfida della depurazione fino ad arrivare al progetto Tubone e agli sforzi nel campo della formazione. «Ventidue anni fa, anche sul depuratore – ha ricordato – tutti ci dicevano di aspettare. Facemmo una forzatura ma oggi tutti sono contenti. Lo stesso è avvenuto pochi anni fa quando abbiamo acquistato le fognature: siamo stati attaccati ma oggi, in questo modo, Aquarno è il terminale virtuale di tutte le concerie».
La dimostrazione della bontà di quelle scelte, secondo Franco Donati, arriva anche dagli imprenditori conciari del distretto di Arzignano, «intenzionati a venire a lavorare a Santa Croce – ha detto il presidente uscente – Si fanno avanti in cerca di terreni o aziende da rilanciare, perché in Veneto soffrono gli stessi problemi che noi avevamo 22 anni fa».
Al termine della relazione di Donati, è stato la sindaca di Santa Croce, Giulia Deidda, a lanciare a sorpresa una proposta per il futuro: «Dobbiamo trasformare il distretto in un ente istituzionale con dentro i Comuni e le associazioni di categoria. Voglio rompere gli schemi. Non sono più per l’unione di Comuni, ma per un modello istituzionale che sia chiamato distretto. Solo così riusciremo a superare le divisioni».
Giacomo Pelfer
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Una relazione di lungo periodo quella di quest’anno, con la quale Donati ha chiuso non solo il proprio triennio di presidenza ma ben 22 anni all’interno della dirigenza di Assoconciatori. Il tutto in attesa del nuovo presidente, il cui nome arriverà a giorni, con l’assegnazione delle cariche nel nuovo consiglio d’amministrazione costituito ieri al termine della relazione. «Mi auguro – ha detto Donati – che il mio successore riesca ad unificare le due sponde del distretto. Nell’ultimo consiglio siamo già riusciti a superare alcune divergenze sulla gestione di Poteco».
Un appello all’unità quello di Donati, anche per rispondere alle nuove sfide del settore. «Il mondo del lusso – ha proseguito – ha risentito dell’instabilità internazionale. Il nostro distretto ha perso circa 100 aziende, ma l’acqua al depuratore è rimasta comunque stabile: è segno che i fatturati sono cresciuti. Sono i nostri clienti che cambiano perché non hanno più le sicurezze di un tempo: cercano di reinventarsi su una fascia troppo alta, dove la torta anche per noi è necessariamente più piccola. Per tutti l’obiettivo è abbassare i ricarichi per restare competitivi, e noi ne siamo stati le vittime. Hanno provato a risparmiare sulla pelle per aumentare i ricavi, ma si sono resi conto che il marchio da solo non basta».
Donati ha quindi ricordato le tante cose fatte in questi 22 anni, a cominciare dalla sfida della depurazione fino ad arrivare al progetto Tubone e agli sforzi nel campo della formazione. «Ventidue anni fa, anche sul depuratore – ha ricordato – tutti ci dicevano di aspettare. Facemmo una forzatura ma oggi tutti sono contenti. Lo stesso è avvenuto pochi anni fa quando abbiamo acquistato le fognature: siamo stati attaccati ma oggi, in questo modo, Aquarno è il terminale virtuale di tutte le concerie».
La dimostrazione della bontà di quelle scelte, secondo Franco Donati, arriva anche dagli imprenditori conciari del distretto di Arzignano, «intenzionati a venire a lavorare a Santa Croce – ha detto il presidente uscente – Si fanno avanti in cerca di terreni o aziende da rilanciare, perché in Veneto soffrono gli stessi problemi che noi avevamo 22 anni fa».
Al termine della relazione di Donati, è stato la sindaca di Santa Croce, Giulia Deidda, a lanciare a sorpresa una proposta per il futuro: «Dobbiamo trasformare il distretto in un ente istituzionale con dentro i Comuni e le associazioni di categoria. Voglio rompere gli schemi. Non sono più per l’unione di Comuni, ma per un modello istituzionale che sia chiamato distretto. Solo così riusciremo a superare le divisioni».
Giacomo Pelfer
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