Il presidio
Ristori, gli operai possono fare causa
La Cgil: «La mobilità è stata rigettata, siamo pronti a dare assistenza legale»
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PONTEDERA. «L’operato dell’azienda non è stato intelligente e adesso ci saranno conseguenze». Questo il verdetto di Stefano Benvenuti (Cgil) sulle ultime evoluzioni della vertenza alle Officine Ristori di Montecalvoli, dopo che il Ministero del Lavoro, sollecitato dalla Regione, nei giorni scorsi ha rigettato la messa in mobilità di 44 lavoratori. Una procedura attuata a dicembre, fuori tempo massimo, dopo due mesi e mezzo di contratto solidarietà ed in un contesto come quello del concordato che aveva permesso già sgravi all’azienda.
«Vi erano vizi di forma nella procedura e come sindacato lo avevamo segnalato per tempo», aggiunge Benvenuti, che spiega: «Adesso i lavoratori procederanno per le vie legali individualmente».
Con l’esito della procedura di messa in mobilità salta la procedura nella sua forma di licenziamento collettivo. «Per i lavoratori vi sarà una trasformazione della mobilità in Naspi, ammortizzatore che peraltro ha una durata maggiore e quindi garantirà loro di avere una protezione – continua il sindacalista – Al tempo stesso si apre la possibilità, per chi lo vorrà, di intentare una causa individuale contro l’azienda. Proprio per questo nei prossimi giorni faremo degli incontri con i lavoratori per garantire supporto legale».
Le cause potrebbero essere più di 20. Situazione che per l’azienda, in fase di concordato, potrebbe essere un duro colpo.
«Di sicuro tutta l’operazione gli costerà molto di più – continua Benvenuti – È il risultato di un’operazione miope che si è voluto portare avanti, forzando la mano. Se poi consideriamo che l’azienda, recentemente, ha richiamato una ventina di lavoratori al servizio, viene da pensare che gli oltre quaranta licenziamenti di fine 2016 avessero altri significati. Il comportamento del sindacato nella vicenda Ristori è da manuale ed è stato possibile grazie all’unità dei lavoratori, in una lotta che ha visto alcuni di loro esporsi e, poi, essere licenziati. Come Cgil avremmo comunque promosso una causa, per le tante ombre di questa vicenda, in primis sul fronte dei criteri adottati per licenziare».
Nilo Di Modica
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Vi erano vizi di forma nella procedura e come sindacato lo avevamo segnalato per tempo», aggiunge Benvenuti, che spiega: «Adesso i lavoratori procederanno per le vie legali individualmente».
Con l’esito della procedura di messa in mobilità salta la procedura nella sua forma di licenziamento collettivo. «Per i lavoratori vi sarà una trasformazione della mobilità in Naspi, ammortizzatore che peraltro ha una durata maggiore e quindi garantirà loro di avere una protezione – continua il sindacalista – Al tempo stesso si apre la possibilità, per chi lo vorrà, di intentare una causa individuale contro l’azienda. Proprio per questo nei prossimi giorni faremo degli incontri con i lavoratori per garantire supporto legale».
Le cause potrebbero essere più di 20. Situazione che per l’azienda, in fase di concordato, potrebbe essere un duro colpo.
«Di sicuro tutta l’operazione gli costerà molto di più – continua Benvenuti – È il risultato di un’operazione miope che si è voluto portare avanti, forzando la mano. Se poi consideriamo che l’azienda, recentemente, ha richiamato una ventina di lavoratori al servizio, viene da pensare che gli oltre quaranta licenziamenti di fine 2016 avessero altri significati. Il comportamento del sindacato nella vicenda Ristori è da manuale ed è stato possibile grazie all’unità dei lavoratori, in una lotta che ha visto alcuni di loro esporsi e, poi, essere licenziati. Come Cgil avremmo comunque promosso una causa, per le tante ombre di questa vicenda, in primis sul fronte dei criteri adottati per licenziare».
Nilo Di Modica
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