Meteo
Arci 690: «Quei vestiti non sono nostri»
Il caso delle stanze da sgomberare, l’associazione Progetto Chernobyl risponde alla sindaca
2 MINUTI DI LETTURA
CASCINA. L’Associazione Arci 690 – Progetto Chernobyl interviene sulla vicenda della richiesta di sgombero della sede arrivata dal Comune.
«Arci 690 – scrive Umberto Mugnaini, volontario e referente del progetto, riferendosi alle foto dei locali diffuse nei giorni scorsi – non è detentrice degli abiti fotografati, così pure la stanza fotografata non è da noi gestita. I vestiti ed i costumi fotografati, a quanto ci risulta, sono stati depositati in quei locali nel 2008 da una associazione facente riferimento a un costumista che organizzava sfilate di Carnevale nei paesi vicini: Santa Croce, San Giovanni alla Vena ed anche a Cascina. Non sappiamo a che titolo occupano tale stanza e se hanno avuto il relativo contratto di comodato. Noi occupiamo la terza stanza, che è debitamente chiusa e dove gli abiti che noi raccogliamo sono consegnati dai soci e da loro amici, debitamente lavati. Gli stessi vengono selezionati, scartando quelli sporchi e non ideonei. Una volta l’anno, dal 2002, spediamo in Bielorussia, per mezzo di un Tir dai 100 ai 200 pacchi per anno per un totale di oltre 2000 pacchi negli ultimi dieci anni».
«Se vogliamo fare il calcolo dei piccoli accolti dal 1995 ad oggi provenienti dai villaggi intorno al Kolkoz e dall’Istituto comprensivo di Sudkovo della provincia di Kojiniki che ha un patto di amicizia con il Comune di Cascina – prosegue Mugnaini – sono sicuramente oltre 500 bambini, oggi la maggior parte di loro sono adulti. Chi va in quei villaggi e parla italiano sicuramente viene capito».
«Noi – aggiunge il volontario – non comprendiamo questa polemica scatenata dalla sindaca leghista Susanna Ceccardi: noi non siamo morosi, non avendo mai avuto un contratto di affitto. Noi abbiamo sempre occupato la stanza grazie ad un contratto di comodato, disdettato sì nel 2012, per far fronte ad un progetto della Misericordia di Cascina, ma mai portato a termine. È per questo che l’ex assessore Silvia Innocenti e gli uffici competenti ci hanno sempre mantenuto la disponibilità del locale, riconoscendo l’alta validità del nostro operato in favore delle famiglie povere dei villaggi bielorussi adottati. Ricordiamo ancora che ci era stata promessa un’alternativa a questo locale».
«Noi – conclude Mugnaini – non abbiamo bisogno di confronti polemici, noi chiediamo solamente di poterci confrontare con gli attuali amministratori, volendo restare nella legalità e nelle regole. Noi continueremo nel nostro operare solidaristico verso gli ultimi in Bielorussia nel deserto algerino per il popolo saharawi e in Sri Lanka per gli orfani di strada. Cara sindaca, aiutaci ad aiutarli. Grazie».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Arci 690 – scrive Umberto Mugnaini, volontario e referente del progetto, riferendosi alle foto dei locali diffuse nei giorni scorsi – non è detentrice degli abiti fotografati, così pure la stanza fotografata non è da noi gestita. I vestiti ed i costumi fotografati, a quanto ci risulta, sono stati depositati in quei locali nel 2008 da una associazione facente riferimento a un costumista che organizzava sfilate di Carnevale nei paesi vicini: Santa Croce, San Giovanni alla Vena ed anche a Cascina. Non sappiamo a che titolo occupano tale stanza e se hanno avuto il relativo contratto di comodato. Noi occupiamo la terza stanza, che è debitamente chiusa e dove gli abiti che noi raccogliamo sono consegnati dai soci e da loro amici, debitamente lavati. Gli stessi vengono selezionati, scartando quelli sporchi e non ideonei. Una volta l’anno, dal 2002, spediamo in Bielorussia, per mezzo di un Tir dai 100 ai 200 pacchi per anno per un totale di oltre 2000 pacchi negli ultimi dieci anni».
«Se vogliamo fare il calcolo dei piccoli accolti dal 1995 ad oggi provenienti dai villaggi intorno al Kolkoz e dall’Istituto comprensivo di Sudkovo della provincia di Kojiniki che ha un patto di amicizia con il Comune di Cascina – prosegue Mugnaini – sono sicuramente oltre 500 bambini, oggi la maggior parte di loro sono adulti. Chi va in quei villaggi e parla italiano sicuramente viene capito».
«Noi – aggiunge il volontario – non comprendiamo questa polemica scatenata dalla sindaca leghista Susanna Ceccardi: noi non siamo morosi, non avendo mai avuto un contratto di affitto. Noi abbiamo sempre occupato la stanza grazie ad un contratto di comodato, disdettato sì nel 2012, per far fronte ad un progetto della Misericordia di Cascina, ma mai portato a termine. È per questo che l’ex assessore Silvia Innocenti e gli uffici competenti ci hanno sempre mantenuto la disponibilità del locale, riconoscendo l’alta validità del nostro operato in favore delle famiglie povere dei villaggi bielorussi adottati. Ricordiamo ancora che ci era stata promessa un’alternativa a questo locale».
«Noi – conclude Mugnaini – non abbiamo bisogno di confronti polemici, noi chiediamo solamente di poterci confrontare con gli attuali amministratori, volendo restare nella legalità e nelle regole. Noi continueremo nel nostro operare solidaristico verso gli ultimi in Bielorussia nel deserto algerino per il popolo saharawi e in Sri Lanka per gli orfani di strada. Cara sindaca, aiutaci ad aiutarli. Grazie».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
