Il presidio
Strada di Patto: la chiusura è una vera croce
Lo stop alla circolazione per l’asfalto che si sbriciola obbliga a fare i salti mortali per raggiungere la FiPiLi
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GELLO. C’è una cosa che accomuna abitanti di Gello e persone che frequentano la zona industriale della frazione pontederese: la strada di Patto chiusa che appesantisce il traffico sulle direttrici attorno al paese e obbliga a fare i salti mortali per raggiungere la FiPiLi o Pontedera. È questo il maggior problema emerso durante il Caffè Tirreno al bar trattoria Loris che si è svolto ieri mattina.
La croce della Strada di Patto. «I maggiori problemi della frazione sono dovuti alla viabilità. In particolare, la chiusura della strada di Patto obbliga gli automobilisti a percorrere strade alternative – dice Franco Benvenuti, residente a Gello – Chi abita in paese, per uscire dal centro abitato, utilizza una vecchia via che non può sopportare una gran mole di traffico. Chi va verso Lavaiano o Pisa, invece, percorre via delle Calende, nel cuore della frazione. Qui le auto spesso viaggiano a forte velocità e l’asfalto è da rifare perché presenta buche e avvallamenti». Una sottolineatura fatta anche dall’imprenditore Giovanni Massei: «Quando è stata aperta abbiamo visto un’enorme differenza. Con la strada di Patto chiusa, invece, il traffico pesante si riversa tutto sulla provinciale o nelle strade interne della zona industriale. Ed è il caos». Loris Morelli, titolare del locale che ha ospitato i nostri giornalisti ieri mattina, spiega che «la chiusura della strada crea file interminabili al semaforo della provinciale e via Toscana». Giacomo Acconci, viareggino che frequenta la zona industriale di Gello pensa anche lui che il problema maggiore sia la strada di Patto chiusa: «L’asfalto brutto c’è ovunque, ma le code ai semafori che si creano con la chiusura sono incredibili. Finché è stata aperta si viaggiava benissimo».
Viabilità in generale. E per Antonio Abbatiello, il problema viabilità è generale: «Servirebbe una rotatoria all’incrocio tra la via di Gello e via Toscana, così di eliminerebbero tante code, vista la chiusura della strada di Patto». Invece Piero Chiavarini, livornese che per lavoro frequenta la zona industriale di Gello dal 1998, segnala un altro problema: «La strada che dalla zona industriale immette nella provinciale è in condizioni disastrose. Qualche anno fa prendendo una buca ho rotto il radiatore dell’auto».
Illuminazione scarsa. Benvenuti continua con le segnalazioni dal paese: «In via delle Calende c’è il problema dell’illuminazione pubblica. L’impianto è degli anni Ottanta e in caso di forti piogge rimaniamo al buio per ore». Un tema affrontato dalle persone che frequentano la zona industriale. «Troppe strade sono al buio – riprende Massei – Come in via dell’Industria, per esempio».
Pista ciclabile incomprensibile. Benvenuti, poi, illustra la necessità di una pista ciclabile: «Andare in bici a Pontedera è praticamente impossibile. Si deve passare da alcuni tratti stradali molto pericolosi. Ci vorrebbe un percorso ciclopedonale che dalla zona della vecchia entrata alla superstrada collega almeno a via Santa Lucia». E ancora Massei: «Hanno speso un milione per una pista ciclabile che, al momento, non porta da nessuna parte. È vero che erano soldi che dovevano spendere all’interno della zona industriale. Ma così hanno anche tolto parcheggi in strade dove ce n’era bisogno».
Crisi sì o no. La zona industriale con tanti problemi di degrado è un segnale della crisi in atto, secondo Franco Berrugi: «Frequento questa zona da anni e devo ammettere che la situazione difficile attuale si rispecchia nelle condizioni in cui è lasciata la zona industriale di Gello». Ma c’è anche chi guarda il lato positivo, come Francesca Rocchi, barista del bar Loris: «Lavoro qui da tre anni e a mio avviso negli ultimi tempi il movimento nella zona è aumentato. Speriamo che sia il segnale di una ripresa economica».
Suggerimenti al Comune. Segnaleti e rapporti con l’amministrazione sono da migliorare, secondo l’imprenditore Francesco Borsò: «La zona industriale necessita di una segnaletica dettagliata. Sarebbe opportuno dividere l’area in diverse sottoaree e installare delle mappe alle varie entrate del complesso. In questo modo camionisti e rappresentanti andrebbero a colpo sicuro, senza girovagare tra i capannoni per decine di minuti senza trovare la destinazione. Propongo, inoltre, di istituire un tavolo formato da rappresentati del Comune e della zona industriale. Potremmo riunirci ogni due mesi e fare il punto sui problemi, studiando anche soluzioni condivise».
Guai con la differenziata. Patrizio Rossi segnala che «la spazzatura viene ritirata con cadenza insufficiente rispetto alla produzione delle ditte, serve una gestione migliore».
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La croce della Strada di Patto. «I maggiori problemi della frazione sono dovuti alla viabilità. In particolare, la chiusura della strada di Patto obbliga gli automobilisti a percorrere strade alternative – dice Franco Benvenuti, residente a Gello – Chi abita in paese, per uscire dal centro abitato, utilizza una vecchia via che non può sopportare una gran mole di traffico. Chi va verso Lavaiano o Pisa, invece, percorre via delle Calende, nel cuore della frazione. Qui le auto spesso viaggiano a forte velocità e l’asfalto è da rifare perché presenta buche e avvallamenti». Una sottolineatura fatta anche dall’imprenditore Giovanni Massei: «Quando è stata aperta abbiamo visto un’enorme differenza. Con la strada di Patto chiusa, invece, il traffico pesante si riversa tutto sulla provinciale o nelle strade interne della zona industriale. Ed è il caos». Loris Morelli, titolare del locale che ha ospitato i nostri giornalisti ieri mattina, spiega che «la chiusura della strada crea file interminabili al semaforo della provinciale e via Toscana». Giacomo Acconci, viareggino che frequenta la zona industriale di Gello pensa anche lui che il problema maggiore sia la strada di Patto chiusa: «L’asfalto brutto c’è ovunque, ma le code ai semafori che si creano con la chiusura sono incredibili. Finché è stata aperta si viaggiava benissimo».
Viabilità in generale. E per Antonio Abbatiello, il problema viabilità è generale: «Servirebbe una rotatoria all’incrocio tra la via di Gello e via Toscana, così di eliminerebbero tante code, vista la chiusura della strada di Patto». Invece Piero Chiavarini, livornese che per lavoro frequenta la zona industriale di Gello dal 1998, segnala un altro problema: «La strada che dalla zona industriale immette nella provinciale è in condizioni disastrose. Qualche anno fa prendendo una buca ho rotto il radiatore dell’auto».
Illuminazione scarsa. Benvenuti continua con le segnalazioni dal paese: «In via delle Calende c’è il problema dell’illuminazione pubblica. L’impianto è degli anni Ottanta e in caso di forti piogge rimaniamo al buio per ore». Un tema affrontato dalle persone che frequentano la zona industriale. «Troppe strade sono al buio – riprende Massei – Come in via dell’Industria, per esempio».
Pista ciclabile incomprensibile. Benvenuti, poi, illustra la necessità di una pista ciclabile: «Andare in bici a Pontedera è praticamente impossibile. Si deve passare da alcuni tratti stradali molto pericolosi. Ci vorrebbe un percorso ciclopedonale che dalla zona della vecchia entrata alla superstrada collega almeno a via Santa Lucia». E ancora Massei: «Hanno speso un milione per una pista ciclabile che, al momento, non porta da nessuna parte. È vero che erano soldi che dovevano spendere all’interno della zona industriale. Ma così hanno anche tolto parcheggi in strade dove ce n’era bisogno».
Crisi sì o no. La zona industriale con tanti problemi di degrado è un segnale della crisi in atto, secondo Franco Berrugi: «Frequento questa zona da anni e devo ammettere che la situazione difficile attuale si rispecchia nelle condizioni in cui è lasciata la zona industriale di Gello». Ma c’è anche chi guarda il lato positivo, come Francesca Rocchi, barista del bar Loris: «Lavoro qui da tre anni e a mio avviso negli ultimi tempi il movimento nella zona è aumentato. Speriamo che sia il segnale di una ripresa economica».
Suggerimenti al Comune. Segnaleti e rapporti con l’amministrazione sono da migliorare, secondo l’imprenditore Francesco Borsò: «La zona industriale necessita di una segnaletica dettagliata. Sarebbe opportuno dividere l’area in diverse sottoaree e installare delle mappe alle varie entrate del complesso. In questo modo camionisti e rappresentanti andrebbero a colpo sicuro, senza girovagare tra i capannoni per decine di minuti senza trovare la destinazione. Propongo, inoltre, di istituire un tavolo formato da rappresentati del Comune e della zona industriale. Potremmo riunirci ogni due mesi e fare il punto sui problemi, studiando anche soluzioni condivise».
Guai con la differenziata. Patrizio Rossi segnala che «la spazzatura viene ritirata con cadenza insufficiente rispetto alla produzione delle ditte, serve una gestione migliore».
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