Il presidio
Dipendente comunale arrestato confessa: "Ho preso quei soldi per pagare i debiti di gioco"
Cascina: il dipendente del Comune accusato di peculato e truffa è stato interrogato in carcere dal gip. Chiesti i domiciliari
CASCINA. Nel corso del lungo interrogatorio, in carcere davanti al giudice per le indagini preliminari, l’impiegato del Comune di Cascina, Alberto Romei, 52 anni, di Massa e Cozzile e originario di Castelnuovo Garfagnana, arrestato nei giorni scorsi dalla guardia di finanza con l’accusa di peculato e truffa, ha spiegato il meccanismo con cui in questi anni si è appropriato di soldi che l’amministrazione locale cascinese investiva nei servizi per l’infanzia senza che nessuno dal suo ufficio se ne fosse accorto.
Così almeno sembrava. Un meccanismo all’apparenza perfetto che però a lungo andare non poteva restare segreto. «Non mi sono reso conto nemmeno io dei soldi che ho speso – ha detto, lasciando intravedere l’esistenza di un disagio mai ammesso fino in fondo, che è quello legato alla passione per le scommesse – Mi sono indebitato e ho usato quei soldi».
Il suo difensore, Andrea Callaioli, ha chiesto per l’indagato la misura degli arresti domiciliari. «Ritengo la custodia cautelare in carcere una misura sproporzionata – ha spiegato il legale alla fine dell’interrogatorio di garanzia – Ci riserviamo la possibilità di presentare ricorso al Tribunale del Riesame. Romei ha riposto alle domande del giudice per le indagini preliminari e ha raccontato il meccanismo con cui ha ricevuto le somme di denaro da parte delle due educatrici».
Si tratta delle due legali rappresentanti dell’associazione Telefono Tata e della cooperativa sociale onlus Trilli. Entrambe sono state interrogate ieri dal sostituto procuratore, Giovanni Porpora, e hanno confermato il meccanismo. Tutte e due si dicono estranee al raggiro e l’inchiesta dovrà chiarire se erano inconsapevoli del “disegno” di Romei quando gli hanno consegnato soldi in contanti. In sostanza Romei, così ha spiegato al gip, si serviva delle due educatrici indagate insieme a lui per appropriarsi di soldi che erano stati pagati dall’amministrazione locale per servizi educativi mai erogati.
Il coordinatore pedagogico del Comune, che godeva della fiducia di tanti anche perché fa parte di una famiglia stimata e conosciuta in tutta la provincia, dava ad alcuni asili convenzionati più soldi di quelli che il Comune effettivamente doveva loro sulla base dei bambini iscritti o dei progetti previsti. Poi, stando alla ricostruzione dei fatti che è emersa finora, chiamava gli asili nido privati e chiedeva di riallineare i conti e di restituire le somme che avevano avuto in più, versandole non al Comune oppure sottraendole dai conti successivi, ma facendo bonifici sui conti di Telefono Tata e Trilli. In un secondo momento Romei chiamava le due responsabili e si faceva portare i soldi (del Comune e non degli asili) adducendo ogni volta una motivazione diversa. Gli inquirenti calcolano un giro di oltre 260mila euro. Soldi che poi il dipendente pubblico spendeva al gioco. Scommesse di ogni genere, dal calcio al Lotto, e che lo avevano portato nel corso del tempo a indebitarsi e trovarsi con lo stipendio impegnato per onorare i debiti.
Un disagio percepito da chi gli stava vicino, anche se nessuno immaginava che l’impiegato avesse trovato un modo per attingere denaro dal Comune. L’inchiesta della magistratura pisana prosegue anche per accertare se possono essere ravvisate responsabilità penali da parte di qualcuno che lavora nello stesso settore di Romei e non ha denunciato il collega. Almeno fino a quando non c’è stato un avvicendamento politico alla guida del Comune di Cascina.
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