Il Tirreno

Pontedera

Omicidio Zakir, presentato il ricorso in appello 

Omicidio Zakir, presentato il ricorso in appello 

Condannato a 17 anni di reclusione, l’autore (latitante) del pugno mortale  vuole ribaltare la sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Pisa

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PISA. Non accetta la condanna. E fa appello, da latitante, contro una sentenza a 17 anni per la morte di un lavapiatti bengalese.
È stato presentato nei giorni scorsi dai legali il ricorso di Hamza Hamrouni, 28 anni, camionista, condannato a 17 anni nel dicembre scorso per omicidio preterintenzionale. La Corte d’Assise alzò di un anno la pena chiesta dal pm Giovanni Porpora.
Sparito dall’Italia per scappare in Tunisia subito dopo l’episodio, Hamrouni non ha neanche chiamato direttamente lo studio legale per chiedere la presentazione dell’appello. È stato il padre a telefonare. Il ricorso, presentata dall’avvocato Ilenia Flamma, evita l’esecutività della sentenza. Solo quando la pena sarà definitiva, scatteranno le procedure per far scontare gli anni che i giudici avranno ritenuto corretto infliggere al nordafricano in appello e Cassazione. Allungare i tempi significa posticipare quel momento. Quando, cioè, Hamza, secondo gli accordi bilaterali, sarà chiamato a decidere se scontare la pena in Tunisia o in Italia.
Fuggito dall’Italia e dalla responsabilità di presentarsi in aula, Hamrouni, all’epoca dei fatti residente a San Lorenzo a Pagnatico, si fece vivo con la Procura solo attraverso la corrispondenza. Agli atti c'è un certificato medico di un ospedale tunisino inviato dal camionista fuggiasco nel quale sostiene di essere caduto in depressione e di ritenersi vittima di un complotto. Una beffa per gli inquirenti e i familiari della vittima, il mite lavapiatti Zakir Hossain, 34 anni, colpito al volto da un pugno sferrato con la protervia dell’attaccabrighe. Un violento che si fa grande nella sopraffazione del più debole. Zakir picchiò la testa contro lo spigolo dell'arco di via San Bernardo in Corso Italia. Era la domenica sera tra il 13 e il 14 aprile 2014. Era appena uscito dal ristorante Tanduri di piazza Gambacorti dove lavorava da anni dopo aver fatto anche il venditore di fiori tra i tavoli. In attesa dell’appello e della sentenza definitiva, lo Stato non ha lasciato sola la famiglia della vittima. Moglie e quattro figli, assistiti dallo studio legale Frullano-Mannucci, si sono visti riconoscere un risarcimento di un milione di euro. L’Inail ha concesso alla vedova e ai tre figli minorenni un'indennità di 2.500 euro. Importo che con la maggiore età dei ragazzi sarà decurtato. Zakir, con i 500-600 euro inviati ogni mese, riusciva a distanza a dare dignità a una famiglia che non lo vedeva da anni. L’autore di quel pugno scellerato, da latitante, chiede alla Corte d’Appello di essere assolto.
Pietro Barghigiani

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