Il presidio
Infermiere morto, il giallo della bici rimossa
Nuovi testimoni raccontano di aver visto la Cannondale prima vicino al guard-rail e poi su un prato
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PISA. La bicicletta di Stefano Perrone prima di essere rubata è stata spostata.
È questo il nuovo particolare che emerge dall’inchiesta sulla scomparsa dell’infermiere di 32enne, residente a Pisa per anni, trovato morto la mattina del 23 aprile scorso dopo essere uscito da casa il giorno precedente in sella alla sua Cannondale modello Super Six del valore di quasi seimila euro.
A raccontare agli investigatori di due posizioni diverse della bicicletta lungo la strada provinciale che collega il Gabbro a Castelnuovo della Misericordia, una serie di testimoni ascoltati nei giorni scorsi dagli agenti della polizia stradale che stanno svolgendo l’inchiesta coordinata dalla pubblico ministero di Livorno Fiorenza Marrara.
Un gruppo di persone ha spiegato agli inquirenti di aver notato la bicicletta in un orario compreso tra le 16,45 e le 17,15 appoggiata – quasi incastrata – al guard-rail della provinciale, proprio lungo il ponte dal quale la vittima è precipitato perdendo la vita. C’è poi un altro gruppo di testimoni che ha invece visto la Cannondale in una posizione diversa in un orario leggermente spostato in avanti, intorno alle 17,30. E più precisamente appoggiata in uno spiazzo che dista pochi metri dal guard-rail.
Chi ha parcheggiato la bicicletta lungo la provinciale? E chi l’ha spostata? Possibile che la persona che ha fatto sparire la Cannondale l’abbia prima mossa? E se lo fatto: perché? Tutte domande alle quali per il momento gli investigatori non sono riusciti a rispondere. Ma proprio il racconto che l’indagato (accusato di morte in conseguenza di altro reato e furto) ha rilasciato nell’interrogatorio ricordando la posizione della bicicletta lo ha ora inguaiato. Il motivo? Perché la moglie, ascoltata sul punto, ricorda di aver visto la bicicletta in un punto diverso da quello del marito. Il primo ha spiegato di ricordarla sul guard-rail, la donna in uno spiazzo. Ecco perché gli investigatori hanno subito sospettato che queste incongruenze potessero essere una prova della malafede della coppia. Ora una parte del giallo potrebbe essere risolto quando Facebook invierà alla Procura l’indirizzo Ip della persona che il giorno del ritrovamento del cadavere dell’infermiere avrebbe messo in vendita sulla pagina che si occupa di “Compro, baratto e vendo” a Livorno la bici della vittima, prima di cancellare l’annuncio pochi minuti più tardi.
Federico Lazzotti
È questo il nuovo particolare che emerge dall’inchiesta sulla scomparsa dell’infermiere di 32enne, residente a Pisa per anni, trovato morto la mattina del 23 aprile scorso dopo essere uscito da casa il giorno precedente in sella alla sua Cannondale modello Super Six del valore di quasi seimila euro.
A raccontare agli investigatori di due posizioni diverse della bicicletta lungo la strada provinciale che collega il Gabbro a Castelnuovo della Misericordia, una serie di testimoni ascoltati nei giorni scorsi dagli agenti della polizia stradale che stanno svolgendo l’inchiesta coordinata dalla pubblico ministero di Livorno Fiorenza Marrara.
Un gruppo di persone ha spiegato agli inquirenti di aver notato la bicicletta in un orario compreso tra le 16,45 e le 17,15 appoggiata – quasi incastrata – al guard-rail della provinciale, proprio lungo il ponte dal quale la vittima è precipitato perdendo la vita. C’è poi un altro gruppo di testimoni che ha invece visto la Cannondale in una posizione diversa in un orario leggermente spostato in avanti, intorno alle 17,30. E più precisamente appoggiata in uno spiazzo che dista pochi metri dal guard-rail.
Chi ha parcheggiato la bicicletta lungo la provinciale? E chi l’ha spostata? Possibile che la persona che ha fatto sparire la Cannondale l’abbia prima mossa? E se lo fatto: perché? Tutte domande alle quali per il momento gli investigatori non sono riusciti a rispondere. Ma proprio il racconto che l’indagato (accusato di morte in conseguenza di altro reato e furto) ha rilasciato nell’interrogatorio ricordando la posizione della bicicletta lo ha ora inguaiato. Il motivo? Perché la moglie, ascoltata sul punto, ricorda di aver visto la bicicletta in un punto diverso da quello del marito. Il primo ha spiegato di ricordarla sul guard-rail, la donna in uno spiazzo. Ecco perché gli investigatori hanno subito sospettato che queste incongruenze potessero essere una prova della malafede della coppia. Ora una parte del giallo potrebbe essere risolto quando Facebook invierà alla Procura l’indirizzo Ip della persona che il giorno del ritrovamento del cadavere dell’infermiere avrebbe messo in vendita sulla pagina che si occupa di “Compro, baratto e vendo” a Livorno la bici della vittima, prima di cancellare l’annuncio pochi minuti più tardi.
Federico Lazzotti
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