Il Tirreno

Pontedera

Stella Maris, i genitori chiedono le telecamere

Sabrina Chiellini
La sede della Stella Maris a Fauglia
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La sede della Stella Maris a Fauglia

Intanto il tribunale non si è ancora espresso sulla richiesta di tre operatori indagati per i maltrattamenti e che vorrebbero tornare al lavoro al più presto

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FAUGLIA. Non sono solo le lentezze e i molti silenzi legati all’inchiesta sui maltrattamenti ai danni degli ospiti della struttura di Montalto di Fauglia a preoccupare le famiglie. Ci sono anche i controlli da parte dell’Asl e del Comune di Fauglia sulle strutture del centro gestito dalla Fondazione Stella Maris. Dopo le denunce dei genitori e l’intervento dei carabinieri sono emerse anche alcune irregolarità edilizie che riguardano i locali (moduli per la riabilitazione) usati come se fossero veri e propri padiglioni anche se di fatto dovevano essere utilizzati in maniera provvisoria. C’è poi chi teme che dopo la sospensione di un anno dal servizio dei nove operatori indagati per maltrattamenti sui disabili qualcuno possa ottenere di essere reintegrato in tempi più brevi, prima che l’inchiesta faccia il suo corso.

L’altra sera si è svolta una riunione dell’Associazione genitori degli ospiti della Stella Maris (Agosm) per fare il punto della situazione. «I genitori hanno espresso la loro preoccupazione per il tempo che passa senza che i problemi che loro ritengono prioritari vengano risolti. Mi riferisco in particolare alla videosorveglianza e ai moduli riabilitativi», dice l’avvocato Annalisa Cecchetti, legale dell’associazione. Nonostante le reiterate richieste ad oggi non sono ancora state installate le telecamere che pure erano state promesse nei giorni successivi all’intervento dei carabinieri e alla notifica degli avvisi di garanzia agli operatori poi allontanati dal lavoro.

«Il direttore dell’istituto ha dichiarato alle famiglie che i sindacati a cui è stato chiesto il consenso l’hanno negato, ritenendo evidentemente che la tutela della privacy dei lavoratori sia più importante della tutela dell’integrità fisica delle persone con disabilita», spiega ancora Cecchetti.

Agosm si propone di aprire un dialogo con i sindacati per far comprendere la gravità della situazione ma auspica che intanto la Stella Maris non si fermi di fronte a questo rifiuto e «chieda al più presto l’autorizzazione all’ispettorato del lavoro, che come è noto può autorizzare l’installazione anche se non c’è l’accordo con i sindacati». Riguardo ai moduli «abbiamo appreso che tali strutture non possono essere utilizzate neppure in via transitoria, quindi in questo momento i ragazzi non stanno facendo alcuna attività riabilitativa. Questo è gravissimo perché è proprio per la riabilitazione che le famiglie hanno affidato i figli alla Stella Maris, dalla quale si aspettano una soluzione alternativa a breve, non essendo accettabile che gli utenti passino le giornate senza fare attività», aggiunge l’avvocato.

I genitori si aspettavano dalla Fondazione una maggiore determinazione e rapidità nel risolvere i problemi. Invece il tempo passa senza che niente si concretizzi ed è sempre stata questa la principale preoccupazione dei genitori.

Per questo sono stati chiesti incontri istituzionali sia con la Fondazione (l’incontro con il presidente Giuliano Maffei è fissato per il 22 maggio) sia con le amministrazioni. «Il Comune di Pisa ha previsto l’audizione mia e della Fondazione per il 29 maggio», conclude Cecchetti.
 

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