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«Non volevamo entrasse» Massimo vivo per miracolo 

«Non volevamo entrasse» Massimo vivo per miracolo 

I testimoni ripercorrono i drammatici momenti dello scoppio. Tra i primi a salire a giorno sul monte il parroco, don Manzin: «Ricostruiremo tutto con le elemosine»

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VICOPISANO. È stata una lunga notte per i volontari del Comitato Castellare. Dopo aver visto Massimo Perini uscire miracolato dall’esplosione molti non hanno dormito. E ieri mattina appena c’è stata luce a sufficienza sono tornati davanti ai resti dell’oratorio-simbolo del paese, anche punto di riferimento per chi passa dalla provinciale Vicarese. Tra i primi a salire per quella che è diventata una via crucis, tra rocce e sentieri sterrati, il parroco di San Giovanni alla Vena, don Paolo Manzin.
«Ricostruiremo l’oratorio con le elemosine come è stato fatto quando è stato costruito la prima volta nel 1656 e nel 1949, dopo che era stato demolito dalle cannonate durante la seconda guerra mondiale. Ce la faremo, ne sono sicuro, tanti sono attaccati alla nostra chiesina». Difficile dire se è un segno, ma ieri mattina, tra le macerie, è spuntato il cestino delle offerte: le prime che serviranno per la ricostruzione. Paolo Perini, presidente del Comitato Castellare e fratello di Massimo, che ha rischiato la vita per cercare di fermare la fuoriuscita di gas, non nasconde le sue preoccupazioni. «Mio fratello sta abbastanza bene ma siamo tutti molto dispiaciuti per quello che è successo e anche preoccupati», dice mentre Oreste Batini, anche lui presente al momento dello scoppio, non si dà pace.
L’altra sera, come altre volte, il presidente si era ritrovato all’oratorio per preparare la festa del 6 maggio. C’erano anche Marco Ghezzani, Luca Paoletti, Guido Batini (il primo a rendersi conto del pericolo) insieme al padre Oreste Batini («Non volevo che Massimo entrasse, non volevo», ripete), Graziano De Montis, Nicola Nesti e Massimo Chiellini. Quest’ultimo dopo il disastro ha cercato insieme ad altri compaesani e ai vigili del fuoco di mettere al sicuro le campane che tenevano nascoste sotto l’altare per difenderle dai furti. «Di solito si mangia un piatto di pasta e poi si va a casa», raccontano. L’altra sera tutto diverso. «Guido era in cucina e si è reso conto che c’era un tubo rotto da cui fuoriusciva il gas, eravamo coscienti del pericolo. Siamo scappati, dietro un muro. Guido ci aveva detto di andare via. Massimo ha cercato di bloccare quell’uscita di gas ma c’è stato uno scoppio dopo pochi secondi. Ho pensato al peggio, non lo nascondo – dice Paolo Perini – l’innesco è stato causato dal secondo fornello che era acceso». Tra i primi ad arrivare anche Nilo Vannozzi e il pittore Stefano Ghezzani. Vannozzi ha costruito la croce in legno, poi dipinta da Ghezzani, che, dopo l’esplosione, è rimasta attaccata all’unica parete ancora in piedi e che ieri pomeriggio è stata trasportata all’asilo per poi essere portata in chiesa.
La loro è una triste veglia, mentre i vigili del fuoco mettono in sicurezza il Castellare e pensano a come demolire il campanile: poteva crollare da un momento all’altro.(s.c.)

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