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Pontedera

I “pizzini” dei ragazzi al generale che lottò contro Cosa Nostra 

I “pizzini” dei ragazzi al generale che lottò contro Cosa Nostra 

Il generale dei carabinieri ha vinto la timidezza degli studenti invitandoli a scrivere le domande su piccoli fogli di carta 

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PONTEDERA. Per una volta i “pizzini”, tanto cari ai boss mafiosi del calibro di Bernardo Provenzano e Salvatore Riina, che li usavano per comunicare sperando di non essere intercettati, sono stati parte integrante di una lezione sulla legalità e soprattutto contro l’illegalità, a cui hanno partecipato gli studenti delle scuole superiori di Pontedera, ieri mattina, al Teatro Era.
«Ragazzi, per aiutarvi a vincere la vostra timidezza vi invito a scrivere le domande su piccoli fogli di carta, i pizzini, appunto», in siciliano pizzinu. Così li ha esortati il generale dei carabinieri, Angiolo Pellegrini, impegnato in una due giorni, venerdì a Peccioli e ieri a Pontedera, dedicata alla presentazione del libro che l’ufficiale dell’Arma in pensione ha scritto “Noi, gli uomini di Falcone”, facendo la cronaca degli anni in cui ha lavorato a Palermo dove ha comandato la sezione antimafia e ha collaborato anche con il giudice ucciso da Cosa Nostra, Giovanni Falcone.
La storia di quegli anni, in cui a voler vincere quella guerra contro la criminalità organizzata, che ancora non avere iniziato la fase stragista ma imperversava negli affari dell’edilizia, nelle estorsioni e nel mercato dell’eroina, erano davvero pochi e costretti a districarsi anche tra le ambiguità di un potere politico che alla fine si è rivelato il nemico più oscuro, è stata quindi raccontata dai diretti protagonisti, dal generale Pellegrini, e dal suo vice, il colonnello dei carabinieri, Fabio Tommasini, che all’epoca era arrivato a Palermo con il grado di tenente e all’inizio della carriera da ufficiale e che oggi vive a Peccioli. L’invito a scrivere sui biglietti le domande ha davvero sollecitato la curiosità dei ragazzi che hanno chiesto di tutto e di più su Cosa Nostra e su quegli anni. Per arrivare poi a temi dei nostri giorni che li portano a interrogarsi sulle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata anche in realtà che apparentemente sembrano immuni da certi fenomeni solo perché sono geograficamente distanti dalla Sicilia. «È vero che l’Isis non attacca il nostro paese perché c’è la mafia?», ha chiesto uno studente facendo riferimento a notizie “pescate” su internet. Così come si è parlato di ecomafia e di quanto sia difficile per chi opera nel settore dei rifiuti restare immune da certe logiche. A conclusione della presentazione organizzata a Peccioli e Pontedera, in collaborazione con la Belvedere spa e nell’ambito delle iniziative degli Orizzonti de Il Tirreno, il generale è stato invitato al comando della polizia municipale di Pontedera e qui ha lasciato un autografo su una grande foto dei giudici Falcone e Borsellino presente all’interno del comando. Alla presentazione hanno preso parte anche i sindaci di Pontedera e Peccioli, Simone Millozzi e Renzo Macelloni, e il dibattito è stato moderato dal giornalista Cristiano Marcacci , capoarea de Il Tirreno.(s.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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