Il presidio
Morì sul lavoro travolto da un albero: condannati
Safeti Hisni aveva 41 anni. La pena più alta, tre anni e quattro mesi, alla legale rappresentante dell’impresa per la quale lavorava il macedone
POMARANCE. Tutti condannati per la morte di un boscaiolo a Pomarance, deceduto mentre stava lavorando in un cantiere di Terna.
La pena più alta è andata alla legale rappresentante della ditta per cui lavorava la vittima dell'incidente sul lavoro, Safeti Hisni, 41 anni, macedone, residente a Monterotondo Marittimo (Grosseto). A carico dell'imprenditrice sono state ravvisate numerose violazioni, sia nell'organizzazione che nella formazione dei dipendenti sulla sicurezza. Francesca Fiochi, 40 anni, di Monteriggioni (Siena) è l'unica dei tre condannati a non aver ottenuto la sospensione condizionale: il giudice ha stabilito un verdetto di 3 anni e 4 mesi. Pena di due anni per il collega di Hisni, Gianluca Cigoli, 41 anni, e di un anno e 8 mesi per Rusan Kasamov, 41 anni, collega e cognato della vittima e anche lui residente a Monterotondo Marittimo.
Il giudice Eugenia Mirani ha letto la sentenza poco dopo le 13 davanti a due avvocati degli imputati e al pm Sisto Restuccia, subentrato nel ruolo della pubblica accusa al collega Antonio Giaconi che ha seguito fin dall'inizio le indagini e gran parte dell’istruttoria dibattimentale. La ditta di cui all'epoca dei fatti era dipendente Hisni, la New Service Srl, è stata condannata a pagare un'ammenda di 102mila euro come responsabile giuridica dell'infortunio mortale.
Hisni cadde dalla scala e poi venne pure schiacciato dal tronco che stava tagliando. Una morte atroce per il 41enne macedone quella che si consumò il 15 marzo 2012 a Pomarance in una sottostazione elettrica di Terna in località San Dalmazio. Safeti Hisni lavorava per New Service, un'azienda che si occupa di giardinaggio. E proprio per liberare dagli arbusti l'accesso all'impianto, il macedone andò incontro a un destino senza appello. Mentre l'operaio stava tagliando un ramo all'improvviso perse l'equilibrio. Un salto nel vuoto di circa sei metri. E alla caduta, già di per sé rovinosa da quell'altezza, si aggiunse lo schiacciamento del corpo con il grosso ramo. Il 41enne finì all'interno della recinzione in una sorta di burrone. Per quasi un'ora i soccorritori provarono a rianimare Hisni, senza riuscirci.
All'inizio l'unica iscrizione sul registro degli indagati fu quella della legale rappresentante della New Service. Al suo nome sono stati poi aggiunti anche quelli di due compagni di lavoro di Safeti ai quali l'accusa contestava responsabilità nella gestione degli obblighi di sicurezza sui luoghi di lavoro.
Pietro Barghigiani
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