È stato il bambino a lanciare l’allarme
Montecatini Valdicecina sotto choc per il suicidio dell’operaio
MONTECATINI VALDICECINA. Il paese è sotto choc. Nessuno ha voglia di parlare. Il solo pensiero che insieme al babbo di 43 anni poteva morire anche un bambino di 8 anni gela il sangue di chi, suo malgrado, si trova a dover commentare questa tragedia. Nel primo pomeriggio di ieri, dopo che l’auto della tragedia era stata rimossa, nel paese di Montecatini Valdicecina e nella piazza XXV Aprile, non distante dal centro del paese, sembrava calato il coprifuoco. Le case vicino all’area per la sosta hanno le finestre rigidamente chiuse. «Siamo sconvolti – dice un giovane uomo – eravamo a pranzo fuori e quando siamo tornati era già successo tutto».
A distanza di poche ore dalla tragedia, anche la vita nelle strade vicine sembra essersi fermata. Il cielo è grigio come lo stato d’animo di tanti nel paese, tra dolore e sconcerto. Un uomo controlla il camper nel parcheggio ma non vuole dire una parola di quello che è successo. «Sì, il paese è davvero sconvolto – dice il sindaco Sandro Cerri – nessuno si aspettava una cosa del genere. Nessuno sa spiegarsi come mai il padre abbia scelto proprio questo angolo per mettere in atto il suo proposito dopo avere percorso centinaia di chilometri alla guida. Da quanto sappiamo avevano girato per tutta la notte e poi si erano fermati nella piazza».
Beatrice Rossi, impiegata poco più che cinquantenne del Comune di Montecatini Valdicecina, è stata la prima a rendersi conto del dramma. A lei il bimbo di 8 anni ha chiesto aiuto.
«Ha suonato il campanello di casa – ha poi raccontato la donna ai carabinieri di Ponteginori e della compagnia di Volterra – chiedeva aiuto. “C’è il mio babbo sull’auto, sta male”». Insieme sono andati a vedere ma l’uomo era già morto anche se sono stati attivati comunque i soccorritori del 118 - la sede della Croce Rossa è a pochi metri dalla piazza, qui il bambino è stato soccorso anche dalla guardia medica – i vigili del fuoco e i carabinieri.
Il bambino ha raccontato sia alla donna che al marito, Tiziano Marchi, di essersi svegliato all’improvviso, di avere sentito uno strano odore di gas. «Respiravo male, sono uscito». Gli sportelli dell’auto erano chiusi con il blocco centralizzato, il piccolo è riuscito ad aprirli e anche se aveva respirato a lungo il gas - l’autopsia sulla salma del padre potrà chiarire l’ora in cui è avvenuta la morte - ha avuto la forza di correre a chiedere aiuto evitando anche che potesse esserci un’esplosione. Sull’auto infatti è stata trovata una bombola del gas, poi messa in sicurezza dai vigili del fuoco.
La scelta del luogo, di quella piazza, circondata dal verde, sembra casuale. «Nessuno sa spiegarci come siano finiti lì – dice il sindaco – il padre del bambino ha un cognome che è abbastanza presente nel nostro paese, ma nessuno ha legami di parentela con lui e la sua famiglia a quanto sappiamo».
Nella piccola comunità della Valdicecina nessuno ha memoria di un fatto simile se non di un padre che a Chianni negli anni Ottanta uccise il figlio sull’auto in circostanze molto simili. «È un fatto che sconvolge – conclude Cerri – più ancora della morte del padre, che comunque ha colpito, resterà nel ricordo di tutti lo sguardo di questo bambino vivo per miracolo».ALTRI SERVIZI A PAG. 2-3
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