Il Tirreno

Pontedera

Conad assume un vigilante per tenere lontani i balordi

di Sabrina Chiellini
Conad assume un vigilante per tenere lontani i balordi

Cresce la paura in via Primo Maggio dopo la rissa avvenuta in piazza Belfiore Il parrucchiere “Alberto” propone alle clienti una pistola da difesa al peperoncino

3 MINUTI DI LETTURA





PONTEDERA. Il giorno dopo l’ennesima rissa avvenuta in piazza Andrea da Pontedera tra stranieri che trascorrono la maggior parte della loro giornata in un bar di via Primo Maggio e sulla piazza stessa, cittadini e commercianti sono pronti a fare fronte comune per chiedere al sindaco di intervenire in maniera incisiva per restituire al quartiere l’attenzione e la sicurezza che merita.

Giovanni Nuti, titolare del negozio di abbigliamento Enzo, vicepresidente di Confcommercio Valdera, dopo essersi confrontato con alcuni colleghi, spiega che tra i commercianti c’è l’intenzione di chiedere un appuntamento al sindaco, Simone Millozzi, per capire cosa fare.

«Siamo in allarme – spiega – perché la situazione sta prendendo una brutta piega e tutto avviene con una certa rapidità. Non è solo un problema per noi commercianti che non ci sentiamo tutelati nella nostra attività. Ci sono aspetti legati alla vita dei residenti, ai bambini che hanno tutto il diritto di continuare a giocare nella piazza. Qualcosa dobbiamo fare perché si ritorni a vivere tranquillamente. Il Bar Ilenia richiama, ha molti clienti stranieri che negli ultimi tempi si sono resi protagonisti di diversi episodi che hanno poi richiesto l’intervento delle forze di polizia».

Anche Paolo Guerrieri, titolare del punto vendita Conad di via Primo Maggio, non nasconde la sua preoccupazione.

«La notte nel parcheggio sul retro del negozio – dice – succede un po’ di tutto, a cominciare dallo spaccio. Alcuni giorni fa davanti all’ingresso del nostro punto vendita alcuni stranieri si sono picchiati e accoltellati. Non è stata una bella situazione. Per tutti questi fatti e anche per i furti che si verificano in continuazione sono stato costretto a potenziare la vigilanza con una guardia giurata che lavora nel pomeriggio, dalle 16 alle 20,30. Ho dovuto farlo a tutela dei clienti, del personale e delle loro famiglie e anche della mia attività. Dobbiamo fare capire all’amministrazione comunale che Pontedera non finisce alla fine di corso Matteotti e che ci sono tante opportunità anche lungo la strada che porta alla stazione. È vero che c’è la crisi economica, ma situazioni come quella dell’altro giorno non fanno bene al commercio cittadino».

Dopo la rissa di giovedì pomeriggio un altro straniero, completamente ubriaco, ha dato del filo da torcere alla polizia municipale dopo avere spaventato a lungo i passanti. Urlava, offendeva, alla fine si è mezzo spogliato, senza preoccuparsi troppo di quello che succedeva intorno a lui. E quando sono intervenuti gli agenti, ha tentato di sdraiarsi su un’auto di servizio. «Urlava in una maniera tale che quella voce non la dimenticherò mai», dice Maria Grazia Taliani, titolare di una merceria aperta dal 1959. «Sono anni che chiedo di fare qualcosa per la sicurezza e contro il degrado di questa strada. Ma è difficile trovare qualcuno che abbia voglia di ascoltare. L’altra sera siamo stati tutti male. Alle 19,30 abbiamo chiuso in fretta e furia, quel giovane continuava a gridare in un modo che faceva impressione. Alla fine sono quasi scappata. Il problema è ampio: per esempio, a Natale, in pieno giorno, è stata rubata una bicicletta che era legata ad un palo, proprio davanti al negozio».

Tra tante voci preoccupate c’è chi, invece, ritiene che la situazione sia ancora accettabile.

«Abbiamo scelto questa collocazione perché è in continuità con corso Matteotti – spiega Riccardo Casola, che da poco ha aperto un negozio di gadget al posto della gioielleria Benvenuti - Pensavo ci fosse un giro maggiore di persone. Oggi aprire un nuovo negozio è una vera scommessa».

Intanto, nella strada, c’è anche chi vende le pistole da difesa personale al peperoncino. Ovviamente non è una scelta legata ai fatti di questi giorni. Il parrucchiere “Alberto” propone alle clienti un’arma di difesa, ovviamente lecita e di libera vendita: non richiede il porto d’armi. Non è letale ed è “usa e getta”.

«Tante persone chiedono informazioni – spiegano dal negozio – anche se per ora è una novità e ancora non le abbiamo vendute».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino