Il presidio
«Riciclavo perché minacciato da Maniero»
Riccardo Di Cicco rimane in carcere e punta il dito contro il fratello dell’allora moglie Noretta
SANTA CROCE. «Sono stato costretto a riciclare il denaro perché minacciato da Maniero». Riccardo Di Cicco, il dentista di Fucecchio, ex cognato di Felicetto in carcere con l'accusa di aver riciclato per anni il tesoro dell'ex boss della Mala, durante l'interrogatorio di garanzia ha puntato il dito contro il fratello dell'allora moglie Noretta. Lo ha fatto davanti al gip Federico Montalto di Belluno (dov'è detenuto a Baldenich), raccontando che per anni aveva dovuto sottostare a tutta una serie di minacce provenienti dall'illustre cognato. Assistito dall'avvocato Jacopo Folco Peruzzi di Firenze, il dentista - «con estrema lucidità», precisa il legale - ha fornito la sua verità, diametralmente opposta a quanto raccontato da Felice Maniero ai pubblici ministeri antimafia di Venezia, Paola Tonini e Giovanni Zorzi, nel corso dei quattro interrogatori a partire dal 12 marzo 2016.
Di Cicco davanti al gip ha chiarito che l'auto-denuncia da parte di Maniero è, a suo dire, il risultato di una vendetta familiare, ovvero di una ritorsione di "Felicetto" nei suoi confronti, scendendo anche nei dettagli delle motivazioni. Una vendetta che "Faccia d'angelo" ha voluto consumare non con la forza, come probabilmente avrebbe fatto anni addietro, bensì presentandosi ai magistrati e vuotando il sacco. Il dentista ha anche contestato la cifra proveniente dal tesoro di Maniero. A suo dire è "solo" un terzo dei 17 milioni di euro dichiarati da "Felicetto" e oggetto di indagine. Il dentista ha chiarito che nel totale sotto la lente di ingrandimento della Guardia di Finanza e della Procura veneziana c'è anche una parte di "nero" che spiegherebbe dunque la differenza tra il fatturato del suo studio odontoiatrico di Fucecchio e il tenore di vita molto elevato tenuto da lui e dalla cerchia dei familiari.
L'ex parente di Maniero ha fornito al giudice tutta una serie di riferimenti di banche e in particolare di istituti di credito svizzeri che inviavano i propri emissari in Toscana per prendere i soldi da riciclare portandoli oltralpe. Sembra che il dentista abbia detto non tanto i nomi dei delegati, quanto abbia dato i riferimenti delle banche coinvolte, sulle quali potrebbero ora essere puntati i fari della magistratura.
No alla scarcerazione. Di Cicco resta in carcere. Il giudice per le indagini preliminari Alberto Scaramuzza ha rigettato in toto la richiesta di scarcerazione di Di Cicco o, in subordine, la sostituzione della misura cautelare. Secondo il gip, infatti, le ammissioni del dentista sarebbero state solo parziali e su alcune questioni non sarebbe stato sincero. L'avvocato difensore sta valutando in queste ore se presentare ricorso al Riesame. Non è invece ancora stata presentata la richiesta da parte della difesa perché Di Cicco sia sentito dai pm.
I beni. Dissequestrare, almeno in parte, i beni riconducibili a Di Cicco sui quali sono stati messi i sigilli. Questa la richiesta che presenterà l'avvocato dell'ex cognato di Maniero, Jacopo Folco Peruzzi, in sede di tribunale del riesame. L'udienza per la convalida dei sequestri è stata fissata per venerdì a Venezia. In particolare il legale punta a ottenere il dissequestro di alcuni beni - si parla di alcune auto e di alcuni conti correnti - che sono intestati non direttamente al dentista di Fucecchio, ma ai suoi familiari.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
