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Slow Food: stop ai fanghi in agricoltura

Slow Food: stop ai fanghi in agricoltura

Appello alla Regione perché emani una normativa più restrittiva rispetto al decreto del 1992

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PECCIOLI. Si torna a parlare di fanghi in agricoltura. Secondo Slow Food Toscana, alla luce di recente inchiesta della magistratura, «c’è urgenza che la Regione Toscana emani un decreto più restrittivo rispetto al decreto legislatico 99/1992 sullo spandimento dei fanghi in agricoltura e sul riconoscimento di contributi alle aziende che lo praticano, per ripartire da una valutazione più ampia relativamente alla tutela dei suoli anche attraverso le necessarie forme di controllo».

«Occorre poi ripensare completamente gli attuali metodi di produzione di un sistema ampiamente dimostratosi fallimentare - sottolinea Slow Food - che reclama sovvenzioni e impoverisce oltre ai terreni, in primo luogo gli agricoltori, soprattutto quelli con aziende di piccole dimensioni e frazionamento accentuato, costretti a competere con un mercato globale - che può vantare situazioni aziendali ben più favorevoli - e dove la concentrazione della domanda in mano a pochi impone loro prezzi insostenibili. Occorre infine riconvertire i territori con un salto culturale difficile da comprendere, per tornare a lavorare a filiere locali che siano pensate in funzione di un consumo locale con prodotti di qualità, in maniera che queste possano diventare fonte di attrazione non solo per la comunità di appartenenza, che contenga anche la ristorazione collettiva e convenzionale, ma che possa essere utilizzata anche come fonte di interesse dall'esterno».

«Per realizzare tutto questo - conclude Slow Food - è necessario superare il modello di agricoltura così come si è arrivati a concepirlo oggi, per adottarne uno più sostenibile che permetta agli agricoltori di ritrovare dignità grazie a un’agricoltura di qualità non sovvenzionata che produca alimenti tradizionali fortemente legati al territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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