Il presidio
«Il broker aveva paura di incontrarmi»
L’ex mafioso rivela ai pm i timori di Brotini. «Gli dissi che mi doveva dei soldi, li portò subito a Brescia»
FUCECCHIO. L’ultima volta lo ha visto ad ottobre 2014, in un appartamento che Riccardo Di Cicco aveva preso in affitto a Fucecchio. Lì, l’ultimo scambio di denaro, che Felice Maniero faceva «impacchettare», mazzette lunghe circa venti centimetri e larghe «come un cellulare». Poi Michele Brotini non ha mai più visto il boss della Mala del Brenta di persona. Il broker fucecchiese di 49 anni che il dentista aveva scelto per occultare e riciclare il denaro di Faccia d’angelo, prendere i contanti e piazzarli su conti in Svizzera, operazioni finanziarie, obbligazioni, pacchetti azionari, era spaventato. Il promoter di cui il capo della malavita che negli anni Ottanta imperversava nel Nord est storpiava il nome («il Brutini) temeva per la sua incolumità. «Io l’avrò visto in Toscana una decina di volte al massimo in questi anni, ma lui aveva paura di incontrarmi - ha raccontato Maniero ai pm in uno degli interrogatori messi a verbale fra marzo e settembre 2016 - preferiva rivolgersi direttamente al Di Cicco». Del resto, del dentista e cognato, il boss si fidava «ciecamente». Per questo - racconta - quando negli incontri mi «portavano i documenti con le operazioni finanziarie realizzate per riciclare i miei soldi, io stracciavo quei fogli». È questa una delle finestre ancora aperta nell’inchiesta della Dda di Venezia sulla ricchezza ccumulata da Maniero: nemmeno lui sa se i suoi prestanome raccontino la verità, e non nascondano ancora denaro. I sequestri non hanno intercettato tutto. Ma che Brotini fosse terrorizzato era chiaro. Maniero racconta di essere stato solo una volta nel suo studio. «Ci andai, doveva darmi indietro 20mila euro. Erano miei, dissi. Dopo 15 giorni me li ha riportati indietro lui stesso a Brescia in due tranches». E a fare lo scambio, per il boss, andarono una volta la compagna Marta Bisello e un’altra il figlio Alessandro.
(m.n.)
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