Il presidio
Palazzo Boyl offerto a 3,2 milioni di euro
Ennesima vendita pubblica per aggiudicare l’immobile di pregio chiuso da anni sul lungarno Mediceo
PISA. «Una finestra si è aperta, la bellezza è di tutti». Sono passati oltre due anni da quel 22 novembre 2014 in cui i militanti del Municipio dei Beni Comuni entrarono nei locali di palazzo Boyl affacciato sul lungarno Mediceo, scoprendo, o sarebbe meglio dire "riscoprendo" un pezzo di storia che i pisani si erano scordati di avere lungo il loro fiume.
Trentasei giorni in tutto di occupazione, che per componenti delle tante associazioni facenti parte del Municipio era però una "liberazione", che di sicuro incentrarono l'attenzione su una porzione di Pisa da tempo lasciata all'abbandono, malgrado il notevole patrimonio in affreschi (alcuni del Marianini) che quelle mura ancora oggi racchiudono.
Solo un tassello, secondo la sinistra radicale ed i movimenti pisani, di un problema più profondo che vede la città tutta inserita in una dinamica i cui poli sono lo sfitto e la speculazione. L'apertura delle buste con le offerte per aggiudicarsi l’edificio è prevista alle 12,30 di domani.«Palazzo Pilo Boyl è ormai alla terza asta. I primi due tentativi che lo vedevano in vendita per 4,9 milioni e poi per 3,67 milioni sono falliti. Adesso il prezzo scende ulteriormente a 3,2 milioni. Continua il tentativo di svendita e che ormai pervade senza freni la città con il benestare delle amministrazioni che si sono susseguite - scrivono dal Municipio - Un palazzo storico che è stato abbandonato per 6 anni all'incuria e al degrado dalla Tognozzi Spa che lo aveva acquistato nel 2008, ma che poi è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Firenze nel 2014. In questo periodo prenatalizio di due anni fa organizzavamo visite guidate di quel patrimonio artistico nascosto alla città. Seppur in tanti e tante riuscirono a apprezzare nuovamente quelle mura, l'amministrazione l'allora assessore alla cultura Dario Danti continuarono a ignorare quella ricchezza che dovrebbe appartenere alla collettività tutta, con la misera motivazione che riguardava le modalità della sua riapertura. Ignorarono quindi il fatto che Pisa stava perdendo un patrimonio culturale enorme, ignorarono una proposta di riutilizzo nata dal basso, a dimostrazione del fatto che concetti come partecipazione, beni comuni, riutilizzo e rigenerazione degli spazi, nelle mani dell'amministrazione Filippeschi perdono ogni significato. Lo sgombero dello spazio sopraggiunse dopo poco più di un mese. «Uno sgombero immotivato eseguito non per necessità, ma per volontà politica di reprimere chi da anni denuncia i meccanismi di speculazione e svendita del patrimonio» lo definiscono i militanti «dato che, quanto prevedemmo allora, si è poi avverato: anni di ulteriore abbandono e degrado».
Nilo Di Modica
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