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Quella drammatica notte in via Veneto

Quella drammatica notte in via Veneto

La barista fu travolta da un’auto condotta da un giovane finito sotto inchiesta per omicidio stradale

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PONTEDERA. Alla guida dell’auto che travolse Linda Baglioni, barista di 37 anni, c’era uno studente di 19 anni, residente a Montecalvoli. Il giovane – la tragedia risale al 22 maggio – venne arrestato applicando la nuova legge sull'omicidio stradale, ma subito dopo fu rimesso in libertà su decisione della Procura perché incensurato e perché il magistrato non ritenne di chiedere misure coercitive.

I carabinieri, incaricati di ricostruire la dinamica dell’incidente, avevano scoperto - solo quando dall’ospedale Lotti era stato comunicato l’esito degli esami a cui era stato sottoposto il conducente - che il giovane aveva assunto stupefacenti ed era risultato positivo ai cannabinoidi e, di conseguenza, guidava in stato di alterazione psicofisica. All’inizio, almeno dagli atteggiamenti del 19enne, non era emerso niente che potesse far pensare al fatto che si fosse messo alla guida in stato di alterazione psico fisica.

Linda Baglioni stava attraversando la strada per raggiungere gli amici all'inaugurazione di un pub in via Veneto.

Agli inquirenti il giovane di Montecalvoli, nell’immediatezza del fatto, raccontò di non avere visto la donna se non quando era impossibile fare qualcosa per evitare l’impatto.

«Era in mezzo alla strada, non l’ho vista», raccontò in lacrime. Le condizioni di Linda erano apparse subito molto gravi e inutili furono i tentativi di salvarla.

Da maggio scorso le indagini sull’incidente mortale sono rimaste ferme agli accertamenti che erano stati disposti dopo la tragedia. Alla famiglia della vittima non sono state comunicate novità rispetto all’iter che la vicenda avrà dal punto di vista legale.

Il capo d’imputazione contestato al giovane di Montecalvoli è quello di omicidio stradale commesso in stato di alterazione psico-fisica conseguente all’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Secondo quanto è stato accertato dalla Procura, il diciannovenne viaggiava nel centro urbano ad una velocità non inferiore a 70 chilometri orari. Il giovane rischia una pena, secondo quanto previsto dal codice penale, che va da 8 a 12 anni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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