Il Tirreno

Pontedera

Chiesta l’assoluzione dell’automobilista

Una donna di Capraia e Limite è a processo per la morte di Cesare Meini, 14 anni, vittima di un incidente

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PONSACCO. Ancora un rinvio al processo per accertare le responsabilità nell'incidente stradale che è costato la vita a Cesare Meini, 14 anni, di Ponsacco, incidente avvenuto a Castiglioncello nell’agosto del 2013.

A giudizio, con l'accusa di omicidio colposo, è finita Marinella Marcacci, 54 anni, di Capraia e Limite.

La Procura della Repubblica, a distanza di meno di un mese dall’incidente, si apprestava a chiudere le indagini e a dissequestrare i mezzi. Poi, invece, si è andati all’imputazione coatta.

Nell’udienza di ieri, davanti al giudice del tribunale di Livorno, gli avvocati della difesa e della parte civile hanno ripercorso l’intera vicenda, restando su posizioni opposte. La tesi portata avanti con tenacia dalla famiglia Meini è quella che l'imputata sarebbe stata contro mano. Ieri però il processo ha preso una piega inaspettata dalla famiglia dello studente di Ponsacco.

Il pubblico ministero, infatti, ha chiesto l’assoluzione dell’imputata, sposando quella che erano state le conclusioni iniziali nella ricostruzione dell’incidente. Tesi che poi, dopo una lunga battaglia legale, erano state smontate e avevano condotto all’imputazione coatta dell’automobilista.

Tra i genitori della vittima e l’imputata fin dal primo momento c’è stato il gelo nei rapporti.

Se la madre dello studente durante il processo si era rammaricata per non avere mai ricevuto un segnale di comprensione da parte dell’automobilista, ieri, Marcacci, sentita dal giudice, ha negato le responsabilità nell’incidente e fornito la sua versione della dinamica dell’incidente mortale.

Il suo difensore ha inoltre sottolineato come la vicenda abbia avuto una certa rilevanza sui giornali, superiore alle aspettative dell’imputata, che fin dall’inizio ha respinto tutte le accuse. Ha anche detto di non essersi fatta avanti con la famiglia della vittima in quanto aveva ricevuto strane telefonate anonime.

Si torna in aula il prossimo febbraio quando sono previste le repliche degli avvocati e la sentenza.

Le richieste del pubblico ministero hanno però spiazzato la parte civile, i genitori di Cesare Meini che tanto si sono battuti contro la veloce archiviazione del procedimento penale.

Le richieste del pubblico ministero sono state accolte dai genitori con «perplessità», dice il padre della vittima.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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