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C’è chi la difende «È malata non chiamatela assassina»

VOLTERRA. Dopo la tragedia avvenuta lunedì mattina al teatro Romano, la città di Volterra, e chi conosceva le vittime, sono divisi nel valutare quanto successo. Sul profilo facebook di Daniela...

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VOLTERRA. Dopo la tragedia avvenuta lunedì mattina al teatro Romano, la città di Volterra, e chi conosceva le vittime, sono divisi nel valutare quanto successo. Sul profilo facebook di Daniela Marzetti, fin dai primi momenti è stato "visitato" da diverse persone che si sono messe a frugare nella vita dell'operatrice socio sanitaria che ha ucciso madre e zia. Se i familiari, subito dopo la tragedia, hanno denunciato di essere stati abbandonati e hanno definito l'incidente un dramma annunciato, tra le amiche di Daniela c'è anche chi la difende.

Dai commenti lasciati, emerge che la donna negli ultimi sei anni ha avuto frequenti crisi e ha chiesto aiuto a più persone. Sotto il post che la Marzetti ha scritto il 22 dicembre scorso, in cui ringrazia la madre per quello che stava facendo per lei, si è aperto un vero e proprio dibattito. Ci sono persone, magari che neanche la conoscono, che giudicano quello che è avvenuto esprimendo parole di compassione, altre invece condannano il gesto. Nonostante alcune amiche della donna abbiano cercato di fare da mediazione invitando gli utenti a non lasciare ulteriori post, si è aperto un vero e proprio "dibattito". «Tutti a giudicare, io non la conoscevo, ma sicuramente non ci si alza la mattina e si diventa assassine. C'è un malessere dietro che forse non è stato capito». In risposta alcune amiche affermano che questa tragedia poteva e doveva essere evitata. «Nessuno dovrebbe permettersi di giudicare e puntare il dito perché spesso un gesto come questo è solo la punta dell'iceberg, fatto di problemi di disagio e sofferenza» scrive un'altra utente. «In questo momento ci vuole silenzio e rispetto per una famiglia che non sarà più come prima». Tra tanti post quello dell’amica Lucia che difende Daniela dicendo «che è una persona "sensibile", è malata ma non un'assassina». (s.c.)

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