Il Tirreno

Pontedera

Una cascinese tra le 100 donne più “innovative”

di Lorenzo Lazzerini

La rivista StartUp ha inserito Elisabetta Epifori tra quelle che nel 2016 si sono distinte in campo digitale e tecnologico. Lavorava al Polo fino a giugno

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CASCINA. Magari è stato proprio il trasferimento a portagli fortuna, ma una cosa è sicura. La soddisfazione che raccoglie oggi, Elisabetta Epifori l'ha seminata nei suoi 17 anni da direttrice generale del Polo Tecnologico di Navacchio.

La manager cascinese è stata inserita dalla rivista StartUp tra le 100 donne italiane che nel 2016 si sono distinte in campo digitale e tecnologico. Una delle gioie più grandi nella sua carriera, arrivata proprio nell'anno del cambiamento più radicale.

Lo scorso giugno il Cda del Polo Tecnologico di Navacchio ha licenziato Elisabetta Epifori, che però non ha impiegato molto a trovare un altro incarico. E’ successo tutto in fretta, per decisione dei vecchi amministratori, il giorno dopo l’elezione della prima sindaca leghista della Toscana.

Oggi Epifori è direttrice del Techno Science Park San Marino Italia, e anche se a 52 anni ha dovuto cambiare vita, si trova tra le mani una bella sfida. Nel 2016 è stata più grande la delusione per l'addio al Polo Tecnologico di Navacchio o la soddisfazione per il riconoscimento?

«Sicuramente essere inserita tra le 100 donne che si sono distinte in campo tecnologico è stata una sorpresa che mi ha fatto molto piacere. Il Polo di Navacchio aveva deciso di darsi una nuova organizzazione e per me ormai si era chiuso un ciclo».

Cosa l'ha fatta arrivare tra le 100 donne dell'innovazione in Italia?

«L'esperienza maturata al Polo di Navacchio è stata importantissima, e non poteva essere altrimenti, visto che ho lavorato lì dal 1999 al 2016. È stato il primo incubatore d'impresa della Toscana ad essere certificato presso il Ministero dello Sviluppo economico. Allo stesso modo è stato fondamentale acquisire competenze in ambito internazionale, sia a livello manageriale che di marketing. Ora la nuova esperienza nella piccola Repubblica di San Marino. Piccola, ma con grandi idee e voglia di investire. Ho avuto l'opportunità di dirigere il Techno Science Park di San Marino perché la Repubblica sta finanziando molti progetti interessanti. È una realtà giovane, ma che al suo interno conta già 36 nuove imprese tecnologiche, con un fatturato che supera i 6 milioni di euro.

Ci sono molte differenze rispetto all'incarico che ricopriva al Polo Tecnologico di Navacchio?

«No, direi piuttosto che è un continuum del lavoro svolto in questi anni. L'incubatore di San Marino è interamente pubblico, ha margini di crescita interessanti e sviluppa molti progetti per le start up sammarinesi e quelle dei territori limitrofi italiani».

Lei è finita nella top 100, ma il mondo dell'impresa e della tecnologia può crescere ancora sotto l'aspetto della partecipazione femminile? «Nel 2007 avviammo una ricerca proprio su questo aspetto e devo dire che negli ultimi 10 anni il numero di donne nelle imprese è cresciuto, passando dal 7% al 20%. Ma oggettivamente siamo ancora su percentuali molto basse. A cosa è dovuto secondo lei? Probabilmente una donna si sente meno portata a fare impresa e preferisce una soluzione di lavoro dipendente, quindi una parte di responsabilità si può attribuire a un retaggio culturale che porta a cercare una tipologia di lavoro diversa. Ma anche in ambito accademico dovrebbero esserci un coordinamento migliore.

Spesso le donne raggiungono risultati eccellenti nei percorsi di studio, ma nel mondo del lavoro trovano poche opportunità».

In questo senso servono nuovi politiche?

«Esistono strumenti per l'imprenditoria femminile. L'importante sarebbe implementarli e farli conoscere. Quando ero al Polo di Navacchio abbiamo organizzato molti progetti formativi nelle scuole di Pisa, Cascina e Pontedera, ed è proprio dalle scuole superiori che bisogna partire per diffondere questo tipo di cultura».

Riesce a conciliare impegni familiari e lavorativi?

«Da questo punto di vista non ho avuto problemi. Sono sposata e ho due figli, uno è al primo anno di Università e l'altro al primo anno di scuola superiore» .

La sua vita è cambiata da quando lavora a San Marino? Fortunatamente non più di tanto.

«Alla fine devo essere presente fisicamente solo tre giorni alla settimana, per il resto del tempo posso lavorare via Skype».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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