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Il galantuomo col colle etrusco nel cuore
Volterra piange la morte del socialista Lelio Lagorio che trascorreva le estati nella tenuta di famiglia a Villamagna
VOLTERRA. Immaginate un uomo importante girare per le strade di Volterra con la semplicità e la riservatezza che lo ha sempre contraddistinto. Un caffè, una passeggiata, la mazzetta dei giornali sotto braccio appena comprata alla solita edicola. Lelio Lagorio, morto ieri a 91 anni, era un volterrano. Anche se non era nato sul Colle e aveva vissuto gran parte della sua giovinezza a Firenze. Ma il legame tra l’ex ministro e la città etrusca era stato segnato da una presenza costante nella fattoria San Giovanni a Villamagna di proprietà dei Vannucchi, la famiglia fiorentina della moglie Vanna, dove trascorreva le estati.
Senza dimenticare che il padre Eugenio era stato podestà di Volterra in epoca fascista, protagonista di opere come l’acquedotto e la fontana ai Ponti, luogo dove gli è stata intitolata una targa commemorativa. Sarà per la sua militanza nel Partito socialista a fianco di Bettino Craxi o proprio perché figlio del podestà volterrano, Lagorio non ha mai avuti grandi rapporti politici con i sindaci comunisti. Due ex amministratori come Giovanni Brunale e Ivo Gabellieri, infatti, dicono di non aver granché da dire sui trascorsi volterrani del primo presidente della Regione Toscana. Chi invece se lo ricorda bene è Pierpaolo Serragoni, geometra, ma soprattutto socialista storico della Valdicecina. «Per me era una figura di riferimento, era il mio capitano - racconta - Aveva una cultura incredibile ed è stato importante per molte persone. Eravamo amici e ci vedevamo spesso. L’ultima volta lo scorso settembre, ma rimase poco a Volterra». Socio della Fondazione Cassa di risparmio di Volterra e del Rotary locale, Lagorio ha pubblicato molti libri sulla storia della città. «Era una persona di grande levatura - ricorda Domenico Trombi del Rotary - presente molte volte alle nostre iniziative e sempre disponibile quando si trattava di partecipare a convegni e appuntamenti in cui c’era da fare formazione politica, ma anche culturale e sociale ai giovani».
Schivo, riservato, ma sempre molto attaccato a Volterra, dove la sua famiglia, composta dal padre Eugenio, la mamma Nerina e il fratello Lanfranco, aveva una fabbrica di laterizzi a Saline che poi fu venduta. Così come alcune proprietà in zona, tra cui la fattoria Cerbaiola-Valli. Una vita nella capitale della Valdicecina, eppure i ricordi che si hanno di lui sono legati alla vita di tutti i giorni. «Parlavamo spesso - spiega Simone Migliorini, titolare dell’edicola dove Lagorio comprava i giornali - Ed erano conversazioni sui temi più disparati che affrontava sempre con una lucidità incredibile».
Poco o niente per quanto riguarda la politica locale. Uno dei pochi accenni risale al 2003, quando gli allora Democratici di sinistra dovevano scegliere il candidato a sindaco. Spuntò il suo nome tra quelli in lizza per rappresentare il centro sinistra alle elezioni. Ma la spuntò Cesare Bartaloni. Un altro è l’incontro con la giunta del sindaco Marco Buselli nel 2015, poco tempo dopo il rinnovo del mandato a seguito della vittoria delle elezioni. «Fu un incontro molto significativo - ricorda Serragoni - Assessori e sindaco andarono a incontrarlo nella tenuta di Villamagna per un saluto e lo scambio di auguri. Lelio ebbe parole di grande conforto per Buselli e i suoi collaboratori».
Andreas Quirici
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