Il presidio
Sgomberato il capannone del rave party - Video e foto
L'intervento delle forze di polizia e dopo una trattativa i giovani hanno lasciato l'interporto. Seguiranno decine di denunce
SAN MINIATO. Andatura barcollante e sguardi nel vuoto. Li vedi attraversare i campi per evitare il posto di controllo delle forze di polizia. Oppure, lentamente, mettono insieme le loro poche cose, raccolgono i rifiuti nei sacconi neri che hanno appena ricevuto con l’invito a ripulire l’area che era già nel classico degrado dell’abbandono. Escono a gruppi: «Quanti anni abbiamo? - risponde uno di loro - solo 17. Che volete saperne voi di chi siamo? Dei nostri problemi?». Il popolo del rave party organizzato all’interporto di San Donato, in una delle tante scatole di cemento rimaste vuote, lascia il comune di San Miniato in una giornata grigia, piovosa. Quasi un migliaio di giovani, tra loro anche minorenni e famiglie con bambini al seguito, arrivati a centinaia da ogni parte d’Italia sono rimasti dalla notte tra il 30 e il 31 al freddo dello scheletro di quel capannone. Sarebbero rimasti fino a Befana, probabilmente. Ma finite le feste di Capodanno questura e carabinieri hanno deciso di interrompere il rave, contando sull’effetto a sorpresa.
San Miniato, finisce il rave all'interporto e inizia la sgombero - Video
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A dare il segnale di stop, quando sono passate da poco le 7, dopo tre giorni di musica assordante, sono le forze dell’ordine, arrivate con organici che avrebbero potuto consentire anche lo sgombero forzato dell’area. Il dispositivo previsto schierava carabinieri della compagnia di San Miniato con il comandante Antonio Trombetta e l’unità mobile del Battaglione di Firenze, poliziotti della questura di Pisa (il coordinamento era affidato al dottor Paolo Pizzimenti, dirigente del commissariato di Volterra) e con l’ausilio del reparto mobile di Firenze, la polizia municipale di San Miniato con il comandante Dario Pancanti. Poco meno di cinquanta persone, intenzionate a dare esecuzione all’ordinanza di sgombero dell’area che il sindaco di San Miniato, Vittorio Gabbanini, aveva firmato già la mattina del 31 e notificato al curatore fallimentare che ha in carico il mega-edificio pensato per chissà quale uso, difficile da raggiungere in tempi di crisi. Sveglia alle 7,30 dunque per i partecipanti alla festa del delirio, molti dei quali nel corso di più servizi per garantire la sicurezza erano stati identificati e saranno denunciati per invasione di edificio e per l’inosservanza dell’ordinanza sindacale, esattamente come gli organizzatori, alcuni dei quali risiedono in provincia di Pisa e avevano studiato la location per il veglione di San Silvestro. Controllati circa 30 camper, una quarantina di auto parcheggiate, tra tende, sacchi a pelo e fuochi accesi sul pavimento fatto di pietre e sabbia.
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Al buongiorno delle forze di polizia - «Cominciate a smontare tutto, palco e casse acustiche» – ne segue uno sonoro. Un grosso petardo, esploso da uno dei partecipanti richiama alla realtà chi ancora dorme. C’è una breve trattativa, solo pochi uomini delle forze dell’ordine entrano nel capannone. Il personale dei reparti mobili resta fuori, ma non ci sarà bisogno del loro intervento. I partecipanti capiscono la situazione, seguono la trattativa anche i comandanti di carabinieri e polizia municipale, insieme all’assessore comunale David Spalletti. Poi l’impegno degli organizzatori - Luca, 44 anni, di Pisa, si presenta nel ruolo di referente e dà una mano a fare sfollare - a smontare tutto e a lasciare l’area. «Sono 14 anni che partecipo a rave - dice uno di loro - so come funzionano queste cose». Poco dopo le 11 il rave è un ricordo a cui si aggiungeranno una raffica di denunce. Restano decine e decine di sacchi di immondizia da portare via, resti del cellophane usato per confezionare le droghe. E il tempo per riflettere che, nonostante si possa pensare che tra i partecipanti siano circolate sostanze da supermarket della droga, alla fine la situazione è rimasta sotto controllo.
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