Il Tirreno

Pontedera

«Aiutatemi a trovare l’assassino di Raghi»

di Sabrina Chiellini
«Aiutatemi a trovare l’assassino di Raghi»

Il fratello del trentenne ucciso da un pirata della strada lancia un appello: non troverò pace finché non lo vedrò in carcere

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SAN MINIATO. Chi sa qualcosa dell’incidente, aiuti a fare giustizia. Mentre tutti festeggiano l’arrivo del nuovo anno, il pensiero dei familiari di Raghi Cioni, 30 anni, ucciso due settimane fa dal conducente di un mezzo che poi si è dato alla fuga nella campagna di San Miniato, è rivolto al trentenne che li ha lasciati troppo presto e in circostanze terribili. E va anche all’«assassino», così lo definisce uno dei fratelli della vittima, che dopo avere investito Raghi si è dileguato. Non è facile accettare la morte di un familiare. Ed è ancora più difficile quando il dramma sconvolge una famiglia in maniera così inaspettata.

«Il mondo gira al contrario. Spesso la gente che non dovrebbe morire muore troppo presto», inizia così lo sfogo che Adriano Cioni, fratello della vittima, ha affidato a Facebook. Un invito accorato, la riflessione di chi resta e non sa da dove cominciare per cercare di farsi una ragione per quello che è successo. Le indagini dei carabinieri in questi giorni sono andate avanti, ma manca quella spinta che potrebbe risolvere il caso seguito dalla Procura di Pisa.

«Oggi - continua Adriano - sento tanto la sua mancanza, più di ogni altro giorno, avrei bisogno che fosse qui e se lo avessi qui con me lo abbraccerei forte, fortissimo. Alcuni giorni sembra che non sia successo niente e invece è cambiata la vita nel profondo, per sempre. In questi giorni di finta tranquillità ho paura perché non mi capisco. Un momento ce la fai e due secondi dopo crolli e stai male, ti manca il respiro come nel momento in cui ho saputo che lo avevano ucciso e lasciato per strada».

Tutto è cominciato una sera di metà dicembre, quando i carabinieri sono andati a casa dei Cioni a dire che Raghi era morto.

A volte «suonano il campanello e penso che sia Raghi che è tornato a casa. Vado al cimitero perché è l'unico posto dove trovo la pace e dove sento di essere vicino a mio fratello ma appena torno a casa mi manca di nuovo».

L’impegno di Adriano, come della sua famiglia, è cercare di far qualcosa perché si dia un nome al conducente pirata: «L'unica cosa che mi rimane e di cui non posso farne a meno è trovare la persona che ha dato vita a questa tragedia, la persona che ha investito mio fratello lasciandolo su un ciglio della strada in fin di vita facendolo morire da solo, di notte al freddo su una strada buia. Ne ho bisogno, anche se non mi farà avere indietro mio fratello. La gente mi ferma per strada e mi dà la mano per le condoglianze, ma io non riesco a stringere la mano a nessuno perché chiunque in questo momento può essere la persona che ha ucciso mio fratello. Ad ogni macchina ammaccata mi volto pensando che possa esser stato lui. Non ci sarà pace fino a quando non ci sarà un identità precisa».

Quel fascicolo che la Procura ha aperto contro ignoti e che probabilmente in questi giorni di festa è rimasto su una scrivania non è solo una pratica da sbrigare. Ma dentro a quelle carte c’è la vita di tante persone.

«Ho bisogno di sapere - dice ancora Adriano - che su quel fascicolo contro ignoti venga segnato un nome e un cognome e di vederlo davanti a me in tribunale. Non troverò pace fino al giorno in cui non vedrò davanti a me il responsabile finire in carcere. Questo è l'unico augurio che ho per il 2017, che sia un anno pieno di giustizia. Aiutatemi a diffondere per non far dimenticare a tutti cosa è successo due settimane fa.La gente deve sapere che in giro c'è un assassino libero».

L’appello è semplice: collaborate con i carabinieri. «Inutile pensare che chi ha ucciso mio fratello si costituisca, questa persona non prova un minimo di rimorso, coscienza inesistente, sogni tranquilli, il suo unico pensiero è farla franca sperando che nessuno lo trovi per far rimanere la sua vita "pulita"».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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