Il presidio
«Uscire dai servizi integrati? Ci rimetteranno i cittadini»
CASCINA. «Non c'è bisogno che attendano giugno. Se Ceccardi e Ziello vogliono far uscire Cascina dalla Società della Salute possono farlo subito. Ci dispiace per i cittadini, pagheranno le scelte dei...
CASCINA. «Non c'è bisogno che attendano giugno. Se Ceccardi e Ziello vogliono far uscire Cascina dalla Società della Salute possono farlo subito. Ci dispiace per i cittadini, pagheranno le scelte dei loro amministratori con minori servizi. Certo l’assessore farebbe bene a cercare di capire ciò che legge». Sandra Capuzzi, presidente della Sds e assessore Pd di Pisa, va al contrattacco e risponde così a Edoardo Ziello. L'assessore al sociale leghista due giorni fa ha rimproverato al consorzio con cui i Comuni dell'area pisana uniscono le forze sui servizi sociali di «non tenere in considerazione le indicazioni politiche» della giunta "verde" di Susanna Ceccardi. Nel mirino dell’amministrazione cascinese i fondi per i migranti e per i Rom. Troppi, secondo Ziello, tanto da convincerlo a tornare alla carica sulla Cascexit proprio nella riunione di approvazione del bilancio di previsione. «Nessuno li trattiene - dice Capuzzi - se non vogliono rimanere nell'Sds perché siamo brutti, rossi e cattivi facciano pure. Un amministratore però dovrebbe sapere che i fondi destinati ai migranti provengono dal governo e a noi è affidato il compito di gestirli, non possiamo permetterci di stornarli su altri progetti o capitoli di spesa. Sono vincolati. I 279mila euro che destiniamo ai Rom invece sono del Comune di Pisa, e anzi se anche Cascina cominciasse ad investire un po’ di più su questo fronte forse avrebbe meno problemi». Non solo. All’accusa di utilizzare Cascina come un bancomat risponde il direttore Alessandro Campani. «Per ora siamo stati noi a fare da bancomat a Cascina. Il Comune ci deve ancora versare una quota da circa 1,8 milioni di euro per i servizi erogati nel 2016: perciò al momento ha ricevuto servizi senza aver pagato un euro. La Società della Salute della zona pisana continuerà a lavorare ed erogare servizi, e tutto questo sarà mantenuto anche se Cascina decidesse di uscire». A fare la differenza non sembrano più soltanto le quote versate dai Comuni (le cosiddette quote capitarie), calcolate in proporzione ai residenti. L'Sds ha appena approvato un bilancio di previsione da 23,5 milioni, quattro in più rispetto all'anno scorso. Ma a fare la differenza è l'aumento significativo della capacità dell'organizzazione di rastrellare risorse attraverso bandi europei e regionali, tanto da far passare i fondi provenienti da fonti "esterne" dal 3 all'11% del bilancio. «In caso di uscita, gli unici ad essere penalizzati - conclude Capuzzi - sarebbero i cittadini cascinesi, che perderebbero in quantità e qualità dei servizi. Per dirla con i numeri, si stima che nel 2015 il Comune di Cascina a fronte di 1,7 milioni di euro dovuti alla Sds, abbia ricevuto servizi per 2,5 milioni di euro».©RIPRODUZIONE RISERVATA
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