Il presidio
Muore dopo lungo calvario la famiglia presenta esposto
La Procura ha aperto un’inchiesta e indagato una dottoressa di Cisanello per omicidio colposo. Atto dovuto in vista dell’autopsia. Dramma durato tre anni
CENAIA. È morto la vigilia di Natale, a soli 62 anni, dopo un calvario iniziato circa tre anni fa. E ora la famiglia, la moglie e la figlia, vogliono sapere se ci sono responsabilità da parte dei medici. Hanno presentato un esposto in cui chiedono alla magistratura di fare luce sul percorso medico che è stato riservato al loro familiare, di capire se le cure sono state appropriate e le, come tutto fa pensare, l’uomo è morto per le conseguenze di una grave infezione nel sangue che non è stata diagnostica in tempo e poi non è stata curata in maniera adeguata.
Tutto ha inizio, come la vedova racconta nell’esposto, con un acceso litigio con il capo officina - in un’azienda metalmeccanica di Perignano - e l’operaio, che abitava a Cenaia, venne colto da un malore improvviso. Era un infarto. Venne quindi ricoverato all’ospedale e operato. Ma durante quella degenza i medici scoprirono anche un’altra malattia: aveva un tumore al colon. I problemi cardiologici erano solo una delle preoccupazioni della famiglia che vive a Cenaia. L’operaio infatti venne curato e poi operato all’ospedale di Cisanello, una prima volta pochi mesi dopo che gli era stata diagnosticata la grave malattia e successivamente altre quattro volte. Dopo uno di questi interventi all’operaio (già nel 2015) era stata diagnosticata un’infezione. Frequenti ricoveri all’ospedale non hanno impedito una rapida progressione della malattia. L’uomo era quasi paralizzato, aveva perso le forze e piano, piano anche le speranze di riuscire a sconfiggere quella grave malattia anche se il tumore dopo l’operazione (del maggio 2014) sembrava essere stato bloccato. «In tutto questo periodo mio marito è stato seguito da una dottoressa dell’ospedale di Cisanello alla quale io e mia figlia abbiamo fatto presente più volte che mio marito - racconta la vedova - stava male, aveva un’infezione e si lamentava per i forti dolori». Dall’estate 2015 la situazione era precipitata per un’infezione che si era presentata a una ferita all’addome dove aveva la stomia conseguente all’intervento al colon.
«Mentre stavamo affrontando tutte queste difficoltà - racconta la moglie - mio marito ha dovuto affrontare anche le conseguenze psicologiche di chi resta senza lavoro perché viene licenziato. Sì, in questi mesi, abbiamo subito anche questo: è stato licenziato un invalido civile. Ovviamente la malattia lo aveva costretto a restare per molti mesi a casa. Sono scaduti i termini previsti in questi casi e l’azienda lo ha licenziato. Abbiamo chiesto aiuto al sindacato, alla Uilm. Eppure nonostante tante promesse non abbiamo ottenuto alcun aiuto. Mio marito si è trovato anche costretto a denunciare il datore di lavoro che aveva dichiarato di avergli pagato Tfr e buste paga quando non era così».
L’estate dello scorso anno il 62enne ha cominciato ad avere dolori molto forti. «Secondo noi, era già l’infezione a causare i dolori. Lo abbiamo fatto presente ai medici - raccontano madre e figlia - in particolare alla dottoressa che lo seguiva e che non ci ha ascoltato». Dopo una serie ricoveri l’ottobre scorso l’uomo è stato dimesso dalla chirurgia di Cisanello anche se aveva una ferita aperta dove aveva un prolasso alla stomia. Il 17 novembre scorso è stato ricoverato a Pontedera. Qui i medici hanno spiegato ai parenti che la situazione era molto grave, che l’uomo aveva un’infezione. Era necessario un nuovo intervento all’intestino e per questo l’operaio è stato trasferito di nuovo a Cisanello. Il 6 dicembre, dopo alcuni giorni di attesa, è stato operato. Era l’inizio di nuovi e più gravi problemi. «Dobbiamo ringraziare i medici dell’Unità operativa anestesia e rianimazione 4° di Cisanello per le loro cure ma ormai la situazione era compromessa». Ora moglie e figlia chiedono che sia fatta chiarezza su tutta la vicenda. La Procura della Repubblica di Pisa ha aperto un’inchiesta, la salma è sotto sequestro ed è stata trasferita all’istituto di medicina legale del Santa Chiara. Al momento c’è una dottoressa indagata per omicidio colposo, ed è la dottoressa che in questi anni aveva seguito l’operaio e che, secondo i familiari della vittima, avrebbe sottovalutato la gravità della situazioni.
Oggi ci sarà il conferimento dell’incarico al medico legale che effettuerà l’autopsia.
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