Italia
Ristori, un albero di Natale contro i 48 licenziamenti
È stato addobbato con cartellini augurali della famiglia proprietaria dell’azienda che sono stati firmati da chi ha perso il posto di lavoro dopo una lunga trattativa
MONTECALVOLI. L’albero di Natale che nessuno avrebbe mai voluto addobbare è spuntato a fianco del circolo La Perla a Montecalvoli, paese in cui abita la famiglia proprietaria delle Officine Ristori, l’azienda che ha licenziato 48 operai a pochi giorni dalle festività. Un modo per protestare contro una decisione che è apparsa a sindacati, lavoratori e istituzioni una vera e propria forzatura. L’abete è lo stesso presente in tutte le case delle famiglie italiane che aspettano di scartare i regali. Ma al posto delle palle colorate ci sono cartellini le scritte “Buon Natale dalla famiglia Ristori” e “Licenziato numero uno” e su un altro il due, su un altro ancora il tre e così via fino a 48, il totale dei lavoratori a cui è stata negata la possibilità di guardare al futuro con un minimo di ottimismo.
L’iniziativa è dei sindacati di Fiom Cgil e Uilm Uil, insieme a membri della Rsu e ad alcuni dipendenti che hanno voluto così denunciare la condizione davvero difficile che si presenta in questo Natale per numerose famiglie della Valdera. Le lettere di licenziamento sono partite ieri mattina e arriveranno tra oggi e il 27 dicembre. Un regalo amaro anche dal punto di vista della tensione che i lavoratori delle Officine Ristori stanno vivendo in queste ore: in tensione perché non sanno chi riceverà la comunicazione da parte dell’azienda. Anche se i sindacati concordano nel ritenere che le scelte fatte dalla proprietà e il comportamento avuto durante questa vertenza non lascino intravedere un futuro roseo per la ditta dell’indotto Piaggio.
«I lavoratori sono molto nervosi e arrabbiati - dice Luca Nencetti, 53 anni, dipendente delle Officine Ristori dal 1997 - C’è da sbattere la testa al muro, pensando a quello che ci aspetta. Io non ho figli, ma sono sposato. La prospettiva alla mia età è fare il mantenuto di mia moglie. Una condizione che non è per niente gratificante dopo anni di onesto lavoro in fabbrica».
Intanto i sindacati stanno organizzando un volantinaggio per la giornata di shopping odierna. Una distribuzione di manifesti contro la scelta fatta dall’azienda di ignorare tutti gli appelli e gli inviti giunti dai Comuni, dalla Regione e dalla prefettura per rivedere la decisione dei 48 licenziamenti e per avviare una nuova trattativa. Anche in questo caso si tratta di una protesta simbolica che non porterà a niente di concreto. Ma sacrosanta visto il periodo e la crisi sociale aperta con questa vertenza che crea un vuoto occupazionale difficilmente colmabile. E che apre scenari catastrofici se è vero che Officine Ristori potrebbe trasformare l’attuale concordato preventivo in una liquidazione e una chiusura con il licenziamento collettivo.
Andreas Quirici
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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