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Cocaina dall’estero: condannati in quattro

Cocaina dall’estero: condannati in quattro

Il Tribunale ha inflitto loro tredici anni di reclusione, ma li ha assolti dall’accusa di associazione a delinquere. Gli imputati si sono sempre detti innocenti

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SANTA CROCE. Sono stati condannati, in primo grado, in tribunale a Pisa gli imprenditori di Santa Croce e Fucecchio coinvolti in un giro di spaccio internazionale organizzato, secondo le accuse, dagli stessi imprenditori che pensavano di potersi finanziare vendendo la cocaina. Racimolando gli ultimi risparmi, gli imprenditori avevano investito ciascuno 20mila euro, e avevano intrapreso, secondo le accuse, un nuovo commercio che doveva sembrare di banane.

Si erano fatti presentare a un gruppo colombiano da due fratelli di Ferrara, Ferdinando e Gianfranco Scremin, entrambi in semilibertà, legati alla Mala del Brenta. Ed erano riusciti a fare arrivare in Italia un carico di 54 chili e mezzo di cocaina pura al 66,70%. Un traffico troncato dalla Finanza che sequestrò nel container frigorifero che trasportava un carico di banane verdi fresche, tutto quel mare di sostanza stupefacente. I fatti sono del luglio 2015 e inizialmente gli indagati erano dodici, alcune posizioni sono state definite con rito abbreviato.

Per quattro degli indagati, che si sono sempre detti estranei alla vicenda, si è chiuso il processo: Marco Bigeschi, procacciatore di affari di Fucecchio; Leonardo Cresti, di Santa Croce, autotrasportatore (metteva a disposizione per le riunioni il magazzino della sua Cargo Service); Silvano Mossenta, di San Miniato, titolare di un import-export; e il colombiano Jorge Cardena Bermidez, bloccato a Fiumicino che sono stati condannati a 13 anni di reclusione. Il tribunale li ha assolti per l’associazione a delinquere, ma li ha riconosciuti colpevoli del reato di spaccio connesso all’arrivo della droga dall’estero.

La Finanza aveva seguito tutte le fasi della spedizione. La cocaina era arrivata a Livorno il 29 giugno sulla nave portacontainer Noble Rigel proveniente da Santo Domingo. Gli imputati, due dei quali erano andati in precedenza in Colombia a presentarsi ai fornitori, seguivano da lontano, con un binocolo e con il cuore in gola, le attività di scarico dei 248 container ed erano riusciti a individuare il “loro”. Ma il 30 giugno era stato caricato sulla nave Anna Sophie Dede diretta a Catania. Ma la droga non c’era: la Guardia di Finanza li aveva preceduti. Gli imputati al processo si sono difesi dicendo che loro non sapevano della droga e quando erano andati in Colombia lo avevano fatto per cercare nuove opportunità di lavoro per esportare prodotti. Tutti e quattro sono stati interdetti dai pubblici uffici.(s.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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